La Legge di Stabilità apre alla domotica e punta sulla sicurezza

20/12/2015

Il testo della Legge di Stabilità vede l'inclusione di un emendamento che porta all’introduzione, tra gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici, il cosiddetto ecobonus, anche degli interventi di messa in opera di sistemi domotici e di building automation. La Finanziaria, in corso di esame alla Camera dopo l’ok della Commissione Bilancio, estende infatti ai sistemi di automazione e controllo, la detrazione fiscale Irpef al 65%, laddove tale intervento veniva ricompreso finora solo nel bonus ristrutturazioni, detraibile quindi solo al 50%.

Plaude ANIE Confindustria, la Federazione Nazionale delle Imprese Elettrotecniche ed Elettroniche, e così commenta Claudio Andrea Gemme, Presidente di ANIE Confindustria: “Si tratta di un passo importante verso l’adozione di sistemi di efficientamento energetico negli edifici, un settore importantissimo nel nostro Paese, se pensiamo che il 40% del consumo totale di energia e il 36% delle emissioni di gas serra sono imputabili proprio ai building. I sistemi domotici garantiscono un risparmio energetico notevole: per i sistemi di riscaldamento-raffrescamento, si va da un risparmio minimo del 9% fino a un massimo del 26%, mentre per quanto riguarda l’energia elettrica si passa da un minimo del 7% a un risparmio massimo del 20%. Ugualmente apprezziamo l’intervento sui piccoli impianti di energia rinnovabile integrati nell’edificio, che contribuiscono a coprire i fabbisogni energetici e dunque a ridurre le emissioni climalternati. L’ecobonus è in linea con le richieste che la nostra Federazione avanza da tempo. Il prossimo passo sarà quello di stabilizzare definitivamente queste agevolazioni: un passo alla volta, ci arriveremo. Il risparmio energetico è un settore trainante non solo del comparto dell’edilizia, assolutamente anticongiunturale, ma dell’intera economia – prosegue Gemme. Molti dei comparti presenti in ANIE sono da anni in prima linea sul fronte dell’efficienza energetica degli edifici, impegnati verso l’effettivo raggiungimento dell’obiettivo degli edifici NZEB. Apprezziamo il segnale di concreta attenzione verso settori come quello della domotica e delle rinnovabili che, oltre a portare indubbi vantaggi alla quotidianità della vita di chi abita uno spazio, spostano finalmente l’attenzione verso la parte impiantistica e tecnologica degli edifici e i sistemi di misurazione attiva dei consumi, da sempre scarsamente considerati nel sistema normativo italiano. D’altra parte il mercato aveva già registrato questi segnali: secondo i dati Cresme dell’Osservatorio ANIE-ANIMA sul settore edilizio, tra il 2008 e il 2014 la domotica ha fatto registrare un +34%, con investimenti pari a 368 milioni di euro e quello degli impianti fotovoltaici è salito del 55% con una capacità installata di 7.300 MW.”

Soddisfazione anche per l'inserimento in Legge di Stabilità del credito d’imposta a favore di persone fisiche che decidano di dotarsi di sistemi di sicurezza e di videosorveglianza digitale, un segmento che, come già registrato dall’Associazione ANIE Sicurezza, ha chiuso il 2014 con un deciso +10% del fatturato aggregato.

“Il credito d’imposta, inserito nel pacchetto sicurezza, va ad intercettare un bisogno sempre più sentito di sicurezza dei cittadini, come dimostrano i dati economici del comparto, che si stima chiuderà anche il 2015 in crescita – conclude il Presidente Gemme. Si tratta di provvedimenti che stimolano il consumatore a conoscere e utilizzare il meglio dell’eccellenza tecnologica italiana per il comfort e la sicurezza delle abitazioni”..

 

A cura della redazione di www.snewsonline.com

Trasmissione video: questione di distanze

20/12/2015

La crescita delle prestazioni richieste ai sistemi di cablaggio strutturato, in termini di larghezza di banda, induce una iduzione delle distanze raggiungili. Oltre specifiche soglie, infatti, il segnale non riesce a raggiungere correttamente il destinatario, con ripercussioni sulla qualità del video trasmesso.
Nella progettazione di un impianto video, oltre al corretto posizionamento delle telecamere, è fondamentale valutare le prestazioni dei cavi incaricati di trasmettere il segnale.
In questo ambito, le normative di riferimento non sono sempre di aiuto, in quanto variano a seconda degli standard e in base alle specifiche del livello fisico di Ethernet e Fiber Channel.
Districarsi, dunque, non è semplice. Basti pensare che la EN 50173 definisce dei limiti molto indicativi, non identificando con precisione la distanza massima sulla quale sono distribuiti i servizi di telecomunicazione.
Il progettista del cablaggio strutturato è così chiamato a maturare una conoscenza delle specifiche del livello fisico di Ethernet e Fiber Channel (nel caso in cui il cablaggio riguardi un Data Center) per progettare correttamente l’impianto passivo di telecomunicazione.
In termini assoluti, però, un limite rimane invariato nel tempo: la distanza massima del canale trasmissivo di piano, realizzato in rame, non deve superare i 100 metri.
Per questa ragione, tutte le specifiche di livello fisico riferite ai doppini delle LAN e, in particolare Ethernet, garantiscono un corretto funzionamento del canale trasmissivo fino a 100 metri.

100 metri, limite imprescindibile
I produttori, in fase di certificazione, devono poter dimostrare che la propria bobina di cavo lunga 100 metri garantisce le prestazioni fissate dagli standard di una specifica categoria.
E il progettista, al termine delle operazioni, deve rilasciare al cliente una certificazione redatta non sulla base dei prodotti installati, bensì sulla base di una misurazione strumentale e obiettiva.
Per questa ragione, è fondamentale sapere come “misurare“ la distanza.
Da un punto di vista pratico, potrebbe essere immediato valutare, sulla pianta di un edifici, la distanza tra il rack di distribuzione di piano e la telecamera.
Se quest’ultima si trova nel raggio di 100 metri, i parametri sembrerebbero essere rispettati.
In realtà non è così, in quanto i cavi non possono percorre una linea retta, ma devono eseguire una serie di curve, che portano ad aumentare la distanza anche in modo significativo.
Da qui l’impossibilità di definire solo teoricamente tali distanze, che devono essere verificate nel contesto reale o partendo, quantomeno, da un progetto tridimensionale.
La valutazione del percorso di un cavo può risultare difficoltosa in alcune realtà, ma rappresenta un esercizio fondamentale per il rispetto degli standard.
É bene, poi, ricordare che, per una corretta valutazione, bisogna prendere in considerazione anche le bretelle di collegamento, che entrano a far parte della lunghezza totale.

Le distanze nel wireless
Proprio a fronte di problematiche di distanza – ma, soprattutto, di raggiungibilità e di praticità – si preferisce spesso abbandonare i cavi in rame a favore delle soluzioni radio.
I vantaggi del wireless sono noti a tutti, ma le problematiche relative alle distanze permangono.
I dati tecnici di questi apparecchi specificano, infatti, il raggio di copertura in campo aperto.
In realtà, se escludiamo alcuni casi particolari, tra l’emittente e il ricevente esiste sempre una barriera fisica che ostacola la comunicazione.
Una situazione che si somma al fatto che la potenza di un segnale radio decade, irrimediabilmente, con il quadrato della distanza.
La soluzione apparentemente più banale, per fare fronte a tale limite, consiste nell’aumentare la potenza di uscita, pur nel rispetto dei limiti previsti dalla Legge.
Scelta, però, questa, che rischia di rivelarsi controproducente, perché accresce la distanza raggiunta dalle onde elettromagnetiche in tutte le direzioni, col rischio che il segnale possa essere intercettato anche all’esterno della zona che si vuole coprire.
Senza dimenticare che gli access point installati in aree contigue devono operare su canali diversi e, aumentando eccessivamente l’area di copertura, si rischia di interferire con un sistema di comunicazione attivo sul medesimo canale.
Infine, a parte il maggior consumo energetico, una potenza eccessiva rischia di generare echi o, in alcuni casi, di saturare la capacità dell’apparato ricevente.
Alla luce di queste considerazioni, è necessario valutare con estrema attenzione le posizioni in cui vengono installate le antenne e i possibili ostacoli presenti, ottimizzando così il loro numero per collegare zone non raggiunte dalla rete fisica o per supportare la mobilità.

Uno scudo contro le interferenze
Uno dei fattori che maggiormente incide sulle prestazioni di un impianto di telecomunicazione è rappresentato dalle interferenze elettromagnetiche, i cui effetti aumentano col crescere della frequenza di funzionamento.
Da qui, la necessità di ricorrere a soluzioni schermate. Nello specifico, i cavi schermati tipo STP – Shielded Twisted Pair permettono di limitare l’interferenza reciproca fra i singoli doppini, in quanto si tratta di cavi realizzati con coppie schermate in modo individuale.
Adottando, invece, gli ScTP – Screened Twiested Pair, ossia cavi ricoperti da uno schermo, si proteggono le comunicazioni da interferenze esterne, onde evitare che il campo indotto possa danneggiare altri cavi posati a breve distanza.
Per “efficienza di schermatura” si intende la capacità del conduttore esterno (schermo) di opporsi alle interferenze elettromagnetiche provenienti da altri componenti.
La sua capacità di svolgere un simile compito è misurata in dB e indica di quanti dB viene attenuato il segnale interferente.
Lo schermo migliore è caratterizzato da un’efficienza più alta, ovvero dalla migliore capacità di limitare l’effetto negativo del segnale interferente.
Esistono vari generi di schermatura, più o meno adatti al tipo di impiego cui sono destinati.
In ogni caso, l’utilizzo di cavi schermati non garantisce una totale immunità dai campi elettromagnetici esterni.
Affinché lo schermo funzioni in modo efficace, infatti, è essenziale eseguire un’opportuna messa a terra.
Quando una simile operazione prevede più punti di contatto, i percorsi devono essere caratterizzati da una bassa resistenza e da una altrettanto bassa impedenza.
Un altro aspetto da valutare attentamente è rappresentato dal numero di punti di messa a terra: teoricamente, in presenza di basse frequenze, ne basterebbe uno solo.
Invece, con frequenze elevate, l’operazione di messa a terra sarebbe da compiere in più punti.
In tal caso, ogni punto potrebbe presentare un potenziale diverso, provocando delle correnti di terra che, creando un anello tra lo schermo e la massa, potrebbero trasportare disturbi ad alta frequenza, i cui effetti negativi possono essere percepiti dai circuiti logici a bassa tensione.
In simili casi, gli standard di cablaggio EIA/TIA raccomandano di connettere in un unico punto lo schermo incaricato di proteggere la parte permanente del cablaggio. Il che non garantisce l’assenza di correnti in transito, in quanto si potrebbe comunque instaurare una continuità elettrica fino alle apparecchiature.
 

Massimiliano Cassinelli
Ingegnere
Progettista reti TLC

Trasmissione video: questione di distanze

20/12/2015

La crescita delle prestazioni richieste ai sistemi di cablaggio strutturato, in termini di larghezza di banda, induce una iduzione delle distanze raggiungili. Oltre specifiche soglie, infatti, il segnale non riesce a raggiungere correttamente il destinatario, con ripercussioni sulla qualità del video trasmesso.
Nella progettazione di un impianto video, oltre al corretto posizionamento delle telecamere, è fondamentale valutare le prestazioni dei cavi incaricati di trasmettere il segnale.
In questo ambito, le normative di riferimento non sono sempre di aiuto, in quanto variano a seconda degli standard e in base alle specifiche del livello fisico di Ethernet e Fiber Channel.
Districarsi, dunque, non è semplice. Basti pensare che la EN 50173 definisce dei limiti molto indicativi, non identificando con precisione la distanza massima sulla quale sono distribuiti i servizi di telecomunicazione.
Il progettista del cablaggio strutturato è così chiamato a maturare una conoscenza delle specifiche del livello fisico di Ethernet e Fiber Channel (nel caso in cui il cablaggio riguardi un Data Center) per progettare correttamente l’impianto passivo di telecomunicazione.
In termini assoluti, però, un limite rimane invariato nel tempo: la distanza massima del canale trasmissivo di piano, realizzato in rame, non deve superare i 100 metri.
Per questa ragione, tutte le specifiche di livello fisico riferite ai doppini delle LAN e, in particolare Ethernet, garantiscono un corretto funzionamento del canale trasmissivo fino a 100 metri.

100 metri, limite imprescindibile
I produttori, in fase di certificazione, devono poter dimostrare che la propria bobina di cavo lunga 100 metri garantisce le prestazioni fissate dagli standard di una specifica categoria.
E il progettista, al termine delle operazioni, deve rilasciare al cliente una certificazione redatta non sulla base dei prodotti installati, bensì sulla base di una misurazione strumentale e obiettiva.
Per questa ragione, è fondamentale sapere come “misurare“ la distanza.
Da un punto di vista pratico, potrebbe essere immediato valutare, sulla pianta di un edifici, la distanza tra il rack di distribuzione di piano e la telecamera.
Se quest’ultima si trova nel raggio di 100 metri, i parametri sembrerebbero essere rispettati.
In realtà non è così, in quanto i cavi non possono percorre una linea retta, ma devono eseguire una serie di curve, che portano ad aumentare la distanza anche in modo significativo.
Da qui l’impossibilità di definire solo teoricamente tali distanze, che devono essere verificate nel contesto reale o partendo, quantomeno, da un progetto tridimensionale.
La valutazione del percorso di un cavo può risultare difficoltosa in alcune realtà, ma rappresenta un esercizio fondamentale per il rispetto degli standard.
É bene, poi, ricordare che, per una corretta valutazione, bisogna prendere in considerazione anche le bretelle di collegamento, che entrano a far parte della lunghezza totale.

Le distanze nel wireless
Proprio a fronte di problematiche di distanza – ma, soprattutto, di raggiungibilità e di praticità – si preferisce spesso abbandonare i cavi in rame a favore delle soluzioni radio.
I vantaggi del wireless sono noti a tutti, ma le problematiche relative alle distanze permangono.
I dati tecnici di questi apparecchi specificano, infatti, il raggio di copertura in campo aperto.
In realtà, se escludiamo alcuni casi particolari, tra l’emittente e il ricevente esiste sempre una barriera fisica che ostacola la comunicazione.
Una situazione che si somma al fatto che la potenza di un segnale radio decade, irrimediabilmente, con il quadrato della distanza.
La soluzione apparentemente più banale, per fare fronte a tale limite, consiste nell’aumentare la potenza di uscita, pur nel rispetto dei limiti previsti dalla Legge.
Scelta, però, questa, che rischia di rivelarsi controproducente, perché accresce la distanza raggiunta dalle onde elettromagnetiche in tutte le direzioni, col rischio che il segnale possa essere intercettato anche all’esterno della zona che si vuole coprire.
Senza dimenticare che gli access point installati in aree contigue devono operare su canali diversi e, aumentando eccessivamente l’area di copertura, si rischia di interferire con un sistema di comunicazione attivo sul medesimo canale.
Infine, a parte il maggior consumo energetico, una potenza eccessiva rischia di generare echi o, in alcuni casi, di saturare la capacità dell’apparato ricevente.
Alla luce di queste considerazioni, è necessario valutare con estrema attenzione le posizioni in cui vengono installate le antenne e i possibili ostacoli presenti, ottimizzando così il loro numero per collegare zone non raggiunte dalla rete fisica o per supportare la mobilità.

Uno scudo contro le interferenze
Uno dei fattori che maggiormente incide sulle prestazioni di un impianto di telecomunicazione è rappresentato dalle interferenze elettromagnetiche, i cui effetti aumentano col crescere della frequenza di funzionamento.
Da qui, la necessità di ricorrere a soluzioni schermate. Nello specifico, i cavi schermati tipo STP – Shielded Twisted Pair permettono di limitare l’interferenza reciproca fra i singoli doppini, in quanto si tratta di cavi realizzati con coppie schermate in modo individuale.
Adottando, invece, gli ScTP – Screened Twiested Pair, ossia cavi ricoperti da uno schermo, si proteggono le comunicazioni da interferenze esterne, onde evitare che il campo indotto possa danneggiare altri cavi posati a breve distanza.
Per “efficienza di schermatura” si intende la capacità del conduttore esterno (schermo) di opporsi alle interferenze elettromagnetiche provenienti da altri componenti.
La sua capacità di svolgere un simile compito è misurata in dB e indica di quanti dB viene attenuato il segnale interferente.
Lo schermo migliore è caratterizzato da un’efficienza più alta, ovvero dalla migliore capacità di limitare l’effetto negativo del segnale interferente.
Esistono vari generi di schermatura, più o meno adatti al tipo di impiego cui sono destinati.
In ogni caso, l’utilizzo di cavi schermati non garantisce una totale immunità dai campi elettromagnetici esterni.
Affinché lo schermo funzioni in modo efficace, infatti, è essenziale eseguire un’opportuna messa a terra.
Quando una simile operazione prevede più punti di contatto, i percorsi devono essere caratterizzati da una bassa resistenza e da una altrettanto bassa impedenza.
Un altro aspetto da valutare attentamente è rappresentato dal numero di punti di messa a terra: teoricamente, in presenza di basse frequenze, ne basterebbe uno solo.
Invece, con frequenze elevate, l’operazione di messa a terra sarebbe da compiere in più punti.
In tal caso, ogni punto potrebbe presentare un potenziale diverso, provocando delle correnti di terra che, creando un anello tra lo schermo e la massa, potrebbero trasportare disturbi ad alta frequenza, i cui effetti negativi possono essere percepiti dai circuiti logici a bassa tensione.
In simili casi, gli standard di cablaggio EIA/TIA raccomandano di connettere in un unico punto lo schermo incaricato di proteggere la parte permanente del cablaggio. Il che non garantisce l’assenza di correnti in transito, in quanto si potrebbe comunque instaurare una continuità elettrica fino alle apparecchiature.
 

Massimiliano Cassinelli
Ingegnere
Progettista reti TLC

La normazione tecnica, fattore di sviluppo e crescita del nostro paese

14/12/2015

MILANO - Per essere sempre più presenti in sede europea e mondiale a favore delle imprese e dei professionisti italiani, occorre “rilanciare”. É questo il proposito di una nuova fase dell’attività di normazione tecnica volontaria. In occasione di un recente convegno, svoltosi a Roma, presso il Ministero dello Sviluppo Economico, i rappresentanti degli stakeholder industriali e istituzionali hanno discusso del “cambio di passo” del rapporto tra normazione e legislazione.

É necessario passare a una nuova fase, in cui la normazione tecnica volontaria diventi sempre più parte attiva della politica economica del Paese, per incidere in modo più incisivo sullo sviluppo. In base a recenti ricerche inglesi, viene quantificato in oltre 8 miliardi di sterline l’effetto economico della normazione sulla produttività del lavoro e in oltre 6 miliardi di sterline l’aumento delle esportazioni di prodotti “a norma” e delle imprese che lavorano “a norma”, con aumenti di fatturato tra 1,7% e 5,3% in specifici settori.

“Senza la nostra attività – ha spiegato Piero Torretta, presidente UNI - verrebbe a mancare la normazione nazionale che crea gli standard sulla base delle esigenze specifiche della realtà economico-sociale italiana. Rimarrebbe comunque attiva la normazione internazionale. Ciò significherebbe che verrebbe a mancare la partecipazione attiva di UNI al CEN e all’ISO, con la conseguenza di “subire” la normazione e seguire le indicazioni altrui, a scapito delle nostre imprese, dei nostri professionisti, dei nostri consumatori.. Noi riteniamo invece necessario rilanciare il ruolo della normazione nazionale rispetto al rischio del taglio delle attività. Per questo auspichiamo che il Governo confermi alla normazione tecnica volontaria la possibilità di essere sempre più strumento di aiuto allo sviluppo e alla crescita, come avviene in Germania, UK, Francia, USA e UE”.

Sul ruolo della normazione per la semplificazione della legislazione ha insistito Armando Zambrano, coordinatore della Rete delle Professioni Tecniche: “l’uso sistematico della normazione semplificherebbe il lavoro di professionisti e imprese, troppo spesso vincolati dalla burocrazia. Inoltre per certi aspetti la normazione tecnica è più efficace della legislazione: i meccanismi che periodicamente la sottopongono a revisione garantiscono l’aggiornamento e la rispondenza continua allo stato dell’arte".
Maggiori informazioni su:
www.uni.com

A cura della Redazione di www.secsolution.it

Entrato in vigore il Codice di prevenzione incendi

14/12/2015

É entrato in vigore lo scorso 18 novembre, il Codice di prevenzione Incendi, introdotto con il Decreto del Ministro dell'Interno 3 agosto 2015 recante "Approvazione di norme tecniche di prevenzione incendi, ai sensi dell'art. 15 del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139".
Il Codice si pone l'obiettivo di semplificare e razionalizzare l'attuale corpo normativo relativo alla prevenzione degli incendi attraverso l'introduzione di un unico testo organico e sistematico, contenente disposizioni applicabili a molte delle attività soggette ai controlli di prevenzione incendi, indicate all'allegato I del decreto del Presidente della Repubblica 1° agosto 2011, n. 151.

Maggiori informazioni su:
www.vigilfuoco.it

A cura della Redazione di www.secsolution.it

Legge di Stabilità, 15 milioni ai privati per videosorveglianza e vigilanza

14/12/2015

I relatori alla Legge di Stabilità in Commissione Bilancio hanno presentato un pacchetto di 32 emendamenti al provvedimento che verrà presentato per la votazione alla Camera nei prossimi giorni, comprendente anche la proposta di un credito d'imposta per il 2016 (finanziato con 15 milioni) per le spese sostenute dai cittadini per l'istallazione di sistemi di videosorveglianza digitale e per i contratti stipulati con istituti di vigilanza per la prevenzione di attività criminali.

Il bonus vale per «persone fisiche non nell'esercizio di attività di lavoro autonomo o di impresa», quindi non per commercianti e artigiani. Sono previsti inoltre 50 milioni per l’acquisto di nuovi strumenti e attrezzature, in uso alle forze del comparto sicurezza e difesa, anche di dotazione per la protezione personale.
 

A cura della Redazione di www.securindex.com

Reti, video e cavi

29/11/2015

Anche il funzionamento del miglior sistema di videosorveglianza può essere vanificato dalla presenza di una tratta di rete inadeguata. Occorre, quindi, identificare i cavi adatti a ogni specifica condizione.

La diffusione delle telecamere a colori ad alta risoluzione permette di riconoscere una crescente quantità di dettagli.
La “foto” scattata da una telecamera viene suddivisa in un fitto reticolo di quadratini- i noti “pixel” – ognuno dei quali contiene informazioni relative al colore riconosciuto.
Questo significa che, al crescere del numero di pixel, aumenta la definizione dell’immagine ma, contemporaneamente, anche il numero di informazioni da trasmettere e da elaborare.
Tali quantità di informazioni, però, devono essere trasmesse attraverso la rete, la cui disponibilità di banda non è infinita e può rivelarsi insufficiente soprattutto al crescere delle telecamere collegate, che condividono la banda disponibile.
Una situazione che rischia di appesantire le reti e i sistemi di calcolo, rallentando così il processo di trasmissione, analisi e riconoscimento automatico delle immagini stesse.
Anche se apparentemente meno performanti, in molti casi le telecamere in bianco e nero, o basate sulla scala dei grigi, offrono il vantaggio di ridurre il numero di informazioni da elaborare e, quindi, di velocizzare l’intero sistema, pur offrendo una buona risoluzione.
Inoltre, soprattutto nelle riprese in condizioni di scarsa luminosità, una buona telecamera in bianco e nero, supportata da un adeguato sistema di illuminazione locale, può risultare particolarmente efficace, pur offrendo un economico rispetto e di banda sensibili rispetto all’impiego di costose telecamere a colori.

Occhi sulla rete
Detto questo, l’installatore deve concentrarsi soprattutto sulla rete di trasmissione dati.
Reti che – in alcuni casi e con semplici adattatori – possono ancora sfruttare le infrastrutture di trasporto basate sui tradizionali cavi coassiali, a cui è possibile collegare, con adeguati adattatori, anche qualunque tipologia di telecamera, comprese quelle digitali.
Questi cavi, anche se non sono in grado di tollerare un’elevata larghezza di banda, hanno il vantaggio di non presentare problemi di latenza e di flussi.
A questo, infine, si aggiunge il fatto che simili reti non sono aperte all’esterno e, quindi, risultano intrinsecamente sicure, oltre a garantire una buona qualità del segnale anche a distanze relativamente elevate.
Vantaggi che, invece, non sono presenti sulle reti IP, basate sull’impiego di doppini in rame, per la cui corretta installazione è necessario adottare una serie di precauzioni e possedere specifiche competenze.
Le competenze di un comune installatore elettrico, quindi, si rivelano insufficienti per rispondere alle esigenze di una rete di trasmissione digitale, in quanto larghezza di banda e Quality of Service (QoS) dipendono da numerosi fattori, sia a livello di posa dei cavi stessi, sia di installazione e configurazione degli apparati di networking.
Non dobbiamo, infatti, dimenticare che, affinché un sistema di videosorveglianza sia efficace e consenta interventi tempestivi, le immagini devono essere disponibili in tempo reale.
Una peculiarità fondamentale negli impianti più sofisticati, dove l’analisi delle immagini, spesso effettuata dal software del sistema stesso, scatena una serie di allarmi.
E il più piccolo ritardo potrebbe rivelarsi fatale per la sicurezza.

Se il cavo non resiste
I problemi di trasmissione, però, possono essere aggravati dall’ambiente operativo.
I segnali video, infatti, transitano attraverso cavi in rame o in fibra ottica.
In entrambi i casi, il sottile conduttore deve essere adeguatamente protetto in funzione dell’ambiente operativo in cui si trova a operare.
Una protezione che diventa fondamentale soprattutto nei cosiddetti ambienti ostili, che possono provocare la rapida degradazione della guaina di protezione, lasciando pericolosamente scoperto un cavo e aumentando i rischi di interferenza, con conseguente perdita di qualità del segnale, sino all’impossibilità di trasmettere il segnale stesso.
Per proteggere il cavo – o meglio, il conduttore – è necessario, in primo luogo, studiare accuratamente il percorso che dovrà compiere, evitando il più possibile l’esposizione alle sollecitazioni meccaniche, ma anche l’esposizione agli agenti chimici corrosivi, la presenza di roditori e persino l’esposizione diretta ai raggi solari.
Accorgimenti che, però, non possono essere assunti sempre, anche per la necessità di posizionare le telecamere in alcuni punti “strategici”.
Da qui la ricerca delle soluzioni tecnologiche capaci di garantire la durata nel tempo.
Si tratta di scelte non banali, perché anche una sola tratta di cavo non adeguatamente protetta può vanificare il corretto funzionamento del più sofisticato e costoso impianto di videosorveglianza.

Una guaina contro ogni attacco
Il mercato, in tema di protezione cavi, propone le soluzioni più originali e svariate.
Per orientarsi nella scelta, è utile conoscere le caratteristiche e i limiti delle guaine più diffuse:
– PVC: è oggi il prodotto maggiormente utilizzato per la protezione dei cavi, in quanto offre buone qualità di antifiamma, alle quali coniuga ottime caratteristiche meccaniche, resistenza all’acqua e alle benzine, dimostrandosi così un prodotto versatile e adatto alla maggior parte degli impieghi comuni
– WRAS: i cavi classificati WRAS (Water Regulations Advisory Scheme) secondo la BS 6920 sono caratterizzati dalla capacità di non alterare il gusto, la limpidezza e le caratteristiche microbiologiche dell’acqua in cui sono immersi. Diventano quindi indispensabili in ambito alimentare, quando vengono a contatto con l’acqua impiegata nella preparazione di cibi o con acqua distribuita alla popolazione
– silicone e derivati: il silicone ha la capacità di autoestinguersi senza provocare – in caso di incendio – fumi neri, con l’ulteriore pregio di conservare le proprie proprietà isolanti anche alle temperature più critiche. Essendo privo di alogeni, poi, non sviluppa gas corrosivi. Si dimostra quindi ideale nella produzione di gomma siliconica (o elastomero siliconico), un polimero che, al termine di un apposito trattamento a caldo, garantisce elevate qualità tecniche ed elastiche. In molti casi, viene ricoperto da un sottile strato di resina siliconica, in grado di accrescerne la protezione meccanica. I cavi isolati in gomma siliconica possono resistere a temperature proibitive (da – 20 a + 200 °C). Si dimostrano inoltre insensibili agli attacchi di umidità, ossigeno e ozono, resistendo egregiamente anche agli agenti atmosferici che provocano l’invecchiamento. L’unico limite di silicone e derivati è legato alla loro limitata resistenza all’azione abrasiva, al punto che il semplice inserimento all’interno dei tubi potrebbe comprometterne la resistenza. Per tale ragione, in questi casi, è opportuno scegliere gomme siliconate rivestite di una calza in fibra di vetro
– fibra di vetro: garantisce una buona protezione termica e meccanica, ma è necessario che venga soprapposta a un componente incaricato di garantire l’isolamento elettrico dei cavi
– teflon: attualmente è fra i prodotti che, in assoluto, assicurano il maggior livello di protezione, in quanto dispone di un’elevata stabilità termica anche a temperature estreme e della capacità di tollerare la maggior parte delle sollecitazioni meccaniche. Garantisce, inoltre, un ingombro limitato, a cui si aggiunge un’alta resistenza alle radiazioni. Tutte caratteristiche che lo rendono un componente ideale per la protezione dei cavi. Il costo elevato, comunque, ne limita ancora l’utilizzo ad ambiti molto particolari, come quello aerospaziale o in centrali termiche, elettriche e nucleari
– resine fluororate: sono tra i materiali destinati alla protezione che, in prospettiva, sembrano garantire le migliori possibilità. Accanto a un peso e a un ingombro limitati, garantiscono un’elevata affidabilità nel tempo. Considerando, inoltre, che il costo è relativamente contenuto, il loro impiego è conveniente nella maggior parte dei settori in cui è necessario garantire un buon livello di protezione

A prova di fiamma
Al di là dell’aggressività di un ambiente, non possiamo dimenticare che i cavi sono esposti al rischio incendio.
Si tratta di un evento tutt’altro che remoto, come dimostrano i dati forniti annualmente dai Vigili del Fuoco, e le sui conseguenze possono essere devastanti.
Per questa ragione, soprattutto negli ambienti caratterizzati da un’elevata presenza di persone o a lento abbandono (ad esempio, le strutture mediche) è necessario prevedere, anche per i sistemi di videosorveglianza, l’impiego di cavi privi alogeni e a bassa emissione di fumi.
Soluzioni che evitano i rischi di intossicazione e che non ostacolano la fuga dall’edificio.
É però necessario ricordare che queste soluzioni non sono in grado di evitare il diffondersi delle fiamme e, soprattutto, non proteggono i cavi dagli effetti devastanti delle fiamme.
Un aspetto, quest’ultimo, da considerare con attenzione, soprattutto in virtù del fatto che, proprio in presenza di un incendio, l’impianto di videosorveglianza può rivelarsi molto utile per individuare e soccorrere persone eventualmente bloccate all’interno dell’edificio.
Alla luce di una simile considerazione, oltre alle prescrizioni di legge, i cavi resistenti al fuoco e opportunamente protetti si dimostrano fondamentali in numerose applicazioni.
La presenza di fiamme, infatti, provoca la combustione degli elementi destinati a garantire l’isolamento e la protezione meccanico/chimica dei cavi.
Questo significa che, in molti casi, la capacità di condurre il segnale non viene diminuita direttamente dalle fiamme, ma da quanto accade nell’ambiente circostante, come la dilatazione termica, l’acqua del sistema antincendio o il crollo di strutture.
E’ quindi fondamentale limitare al minimo le giunzioni e le derivazioni che, ovviamente, costituiscono gli elementi maggiormente sensibili alle variazioni termiche.
In commercio esistono, inoltre, vernici intumescenti che, rivestendo le cassette di giunzione, garantiscono resistenza al fuoco e un sufficiente isolamento termico.
Infine, per evitare che la maggior spesa affrontata per installare cavi resistenti al fuoco venga vanificata da incidenti meccanici, è necessario adottare canalizzazioni resistenti alle fiamme e alle sollecitazioni esterne.

Un test che scotta
E’ importante sottolineare che, in termini assoluti, non esistono né cavi autoestinguenti né cavi antifiamma.
Nessuna delle due definizioni, infatti, permette di identificare una caratteristica peculiare, mentre è più corretto utilizzare i termini “non propaganti la fiamma”, “non propaganti l’incendio”, “resistenti al fuoco” e “con resistenza intrinseca al fuoco”.
In particolare, i cavi non propaganti la fiamma (specificati dalla norma CEI 20-35) sono stati testati singolarmente.
Dopo un’ora alla temperatura di 420°C, l’isolante risulta bruciato nel punto cui è lambito direttamente dalla fiamma, ma quando quest’ultima viene rimossa, il fuoco non si propaga oltre i 65 cm.
La norma CEI 20-22, che identifica i cavi non propaganti l’incendio, prevede invece di eseguire il test su un fascio di cavi inseriti in un forno a 750°C.
Anche in questo caso l’isolante prende fuoco, ma la fiamma non deve raggiungere distanze superiori a 2,5 metri dal forno.
Un test simile è previsto anche per i cavi resistenti al fuoco.
In base alla norma CEI 20-36, infatti, devono essere in grado di garantire le loro condizioni di funzionamento quando vengono posti a contatto con una fiamma a 750°C per tre ore consecutive.
Più blanda, infine, la prova prevista dalla norma CEI 20-36/4-0 per identificare i cavi con resistenza intrinseca al fuoco.
La durata del contratto con la fiamma è, infatti, compresa fra 15 e 60 minuti.
Al termine di questa prova, l’isolamento elastomerico può risultare danneggiato o distrutto, ma è richiesto che i cavi mantengano caratteristiche di isolamento sufficienti a garantire il funzionamento del circuito.

Questione di sigle
Sigle che, in base alle norme CEI 20-40, identificano i cavi a bassa tensione, in funzione dell’ambiente installativo:

– AD1 probabilità di presenza d’acqua
– AD2 probabile caduta in verticale di gocce
– AD6 probabilità di onde d’acqua
– AF3 soggetto in maniera intermittente o accidentale a sostanze corrosive
– AK2 rischio di danni da parte di flora e/o di muffa
– AL2 rischio di danni da parte della fauna
– AN2 radiazione solare di intensità e/o durata dannosa

Massimiliano Cassinelli
Ingegnere
Progettista reti TLC


a cura della redazione di www.sicurezzamagazine.it

La tecnologia di sicurezza al servizio dell’arte: alcune riflessioni dopo il furto al Museo di Castelvecchio di Verona

24/11/2015

All’indomani del furto al Museo di Castelvecchio di Verona abbiamo il dovere di domandarci se il patrimonio del nostro Paese è protetto in modo adeguato rispetto al suo valore economico, storico, artistico e culturale.
Le tecnologie di sicurezza molto evolute di cui disponiamo oggi sono ancora troppo poco conosciute al di fuori del settore: come le protezioni puntuali e i rivelatori accelerometrici, che permettono di offrire protezione 24 ore su 24, anche a museo aperto, attivando l’allarme quando l’opera viene rimossa. Le telecamere di videosorveglianza sono solo degli “occhi” elettronici e per essere davvero efficienti devono essere accompagnate da sistemi di analisi video che rilevano ogni anomalia e la segnalano immediatamente al personale di sorveglianza e anche alle Forze dell’Ordine. Il costo? E’ decisamente contenuto, soprattutto se paragonato al valore delle opere che questi sistemi vanno a proteggere.
E’ quindi dovere di tutti gli operatori del settore - dai costruttori ai distributori, dalle associazioni di categoria agli installatori - impegnarsi per fare in modo che queste tecnologie vengano conosciute e utilizzate per la protezione del nostro inestimabile patrimonio culturale.
 

di Carlo Hruby, Vice Presidente Fondazione Enzo Hruby
A cura della Redazione di www.snewsonline.com

Furti di rame: business da 12 milioni di euro

24/11/2015

Contrastare i furti di rame è operazione non semplice. Questo metallo, infatti, può essere completamente riciclato e, una volta fuso, risulta impossibile risalire alla sua origine. Da qui, la necessità di intervenire nel preciso momento in cui viene compiuto il reato.
Il numero di furti di rame è cresciuto proporzionalmente al costo di tale metallo.

Al punto che, lo scorso 18 giugno, nell’ambito dell’operazione denominata “Oro rosso”, i Carabinieri hanno eseguito undici misure cautelari nei confronti di altrettanti indagati, ritenuti responsabili dei reati di associazione a delinquere finalizzata alla “commissione di furti, riciclaggio e alla ricettazione di rame e materiali ferrosi”.

L’operazione, che ha portato al sequestro di beni per un ammontare di 12 milioni di euro, ha sgominato un’organizzazione criminale specializzata nei furti di rame e materiali ferrosi a danno della rete di illuminazione pubblica e di aziende private.

È questa solo l’ultima operazione segnalata dall’Osservatorio nazionale sui furti di rame.
Chi ruba il rame?

L’andamento complessivo nazionale dei furti di rame si è attestato, nel 2013, su valori di poco superiori ai 20.000 casi, con un aumento percentuale dell’1,7% rispetto al 2012.

Di contro, l’azione di contrasto posta in essere dalle Forze di Polizia ha registrato un incremento del 24,7%, con la denuncia di 4.500 soggetti (+30,5%), dei quali oltre 2.500 sono stati sottoposti ad arresto.

Nel 2013 – in alcune regioni quali Sicilia, Puglia e Lazio – si è registrato un aumento del fenomeno, mentre si è accertata una diminuzione in Lombardia, Campania, Toscana, Veneto, Calabria e Sardegna.

Nel 2014, l’andamento di questi furti si è attestato su valori di poco superiori ai 17.500 reati, con una diminuzione percentuale del 12,7% rispetto al 2013.

Parallelamente, l’azione di contrasto posta in essere dalle Forze di Polizia ha subito un calo del 14,5%, con la denuncia di oltre 3.800 soggetti (-14,5%), dei quali oltre 2.100 sono stati sottoposti ad arresto (-16,9%).

I reati scoperti, come rivela il Ministero dell’Interno, sono “ascrivibili principalmente a soggetti di nazionalità romena (44,8%) e italiana (44,3%)”.

Proteggere le bobine con sistemi GPS

In virtù dell’estensione territoriale coperta dalle reti elettriche e dalle reti di telecomunicazione, proteggere i cavi di rame non è affatto facile.

Una situazione problematica, che rende inutili impianti antintrusione e telecamere, efficaci solo nelle istallazioni fisse, ad esempio quando si devono proteggere motori o impianti oppure nei cantieri statici.

Da qui la necessità di adottare tecnologie dedicate. In particolare, nella protezione delle bobine di cavi – spesso abbandonate nelle ore notturne – si rivelano efficaci i sistemi GPS.

Un apparecchio, adeguatamente mascherato all’interno della bobina stessa, ne rileva immediatamente lo spostamento in orari anomali e, quindi, permette di allertare tempestivamente gli addetti alla sicurezza o le Forze dell’Ordine.

Allo stesso modo, grazie al segnale tracciato attraverso la rete satellitare, è possibile seguire i movimenti della bobina trafugata e, quindi, intercettare il camion sul quale è stata caricata.

I cavi in esercizio

Molto più complesso, invece, è proteggere i cavi in esercizio, che possono essere recisi e asportati in qualunque punto, rendendo così vano qualsiasi apparato di protezione classico.

Per tale ragione, sono stati sviluppati una serie di sistemi dedicati e sul cui principio di funzionamento i costruttori preferiscono mantenere un certo riserbo.

In termini generali, la soluzione sfrutta le capacità dei cavi elettrici di trasmettere anche un segnale dati.

Una simile modalità – già utilizzata nel corso della Seconda Guerra mondiale dall’esercito tedesco e poi ripresa per il controllo dei moderni “contatori intelligenti” – si basa sulla tecnologia PLC (Power Line Communication), nota anche come “onde convogliate”.

Questo sistema è in grado di sfruttare la linea di potenza (cioè la linea di alimentazione in bassa tensione) per inviare e ricevere informazioni senza dover utilizzare un canale di comunicazione separato.

Ciò significa che, posizionando adeguati apparecchi di trasmissione e ricezione del segnale, è possibile comunicare attraverso la rete di potenza, sfruttando anche protocolli a bassa velocità e di costo limitato.

Il principale limite di questa soluzione è rappresentato dalla poca precisione nell’individuare il punto esatto in cui vengono asportati i cavi.

A fronte di un’assenza del segnale, infatti, il servizio di sicurezza è informato solo della tratta in cui è avvenuta l’interruzione.

L’individuazione della posizione esatta in cui si è verificato il fenomeno dipende dalla capillarità dei sistemi di ricezione.

Una capillarità che, come intuibile, comporta costi elevati, soprattutto a fronte di reti particolarmente estese.

In fase di progettazione è, così, necessario mediare tra le esigenze di accuratezza nell’individuazione del punto in cui sta avvenendo il furto e gli investimenti necessari per la protezione.

È il settore ferroviario quello più a rischio

Una delle realtà maggiormente esposte ai furti di rame è quella ferroviaria, sia per l’elevato numero di cavi posizionati anche ad altezze facilmente raggiungibili, sia per l’estensione della sua rete.

Per questa ragione, il Gruppo FS Italiane è particolarmente impegnato nell’attività di contrasto al fenomeno, anche in considerazione del fatto che, dal 2012 ad oggi, ha stimato un danno economico, su tutto il territorio nazionale, pari a oltre 26 milioni di euro, di cui oltre 12 milioni per i costi operativi (interventi tecnici, materiale sostitutivo) atti al ripristino della circolazione ferroviaria.

A questo si aggiungono i danni sociali. Basti ricordare che, nel 2014, i furti lungo le linee ferroviarie hanno interessato 12.742 treni, causando ritardi complessivi per oltre 209mila minuti, che corrispondono a 145 giorni.

I responsabili del Gruppo hanno specificato che “la sottrazione di rame non comporta problemi di sicurezza al trasporto ferroviario”.

In caso di interruzione della linea di segnalazione, infatti, vengono immediatamente attivate le procedure di emergenza, che comportano il blocco dei convogli in transito sulla tratta interessata.

La circolazione, gestita con particolari protocolli, è quindi significativamente disturbata da simili furti, che non incidono però sulla sicurezza dei passeggeri.

Proprio per ridurre i disagi, oltre a potenziare l’attività di vigilanza, Rete Ferroviaria Italiana sta progressivamente sostituendo, nelle aree particolarmente esposte, il rame con alluminio, alluminio-acciaio e materiali alternativi, metalli e leghe meno pregiati e, dunque, meno appetibili per la criminalità.

 

Massimiliano Cassinelli

Ingegnere

Progettista reti TLC

A cura della Redazione di www.sicurezzamagazine.it

La normazione tecnica, fattore di sviluppo e crescita del nostro paese

24/11/2015

MILANO - Per essere sempre più presenti in sede europea e mondiale a favore delle imprese e dei professionisti italiani, occorre “rilanciare”. É questo il proposito di una nuova fase dell’attività di normazione tecnica volontaria. In occasione di un recente convegno, svoltosi a Roma, presso il Ministero dello Sviluppo Economico, i rappresentanti degli stakeholder industriali e istituzionali hanno discusso del “cambio di passo” del rapporto tra normazione e legislazione.

É necessario passare a una nuova fase, in cui la normazione tecnica volontaria diventi sempre più parte attiva della politica economica del Paese, per incidere in modo più incisivo sullo sviluppo. In base a recenti ricerche inglesi, viene quantificato in oltre 8 miliardi di sterline l’effetto economico della normazione sulla produttività del lavoro e in oltre 6 miliardi di sterline l’aumento delle esportazioni di prodotti “a norma” e delle imprese che lavorano “a norma”, con aumenti di fatturato tra 1,7% e 5,3% in specifici settori.

“Senza la nostra attività – ha spiegato Piero Torretta, presidente UNI - verrebbe a mancare la normazione nazionale che crea gli standard sulla base delle esigenze specifiche della realtà economico-sociale italiana. Rimarrebbe comunque attiva la normazione internazionale. Ciò significherebbe che verrebbe a mancare la partecipazione attiva di UNI al CEN e all’ISO, con la conseguenza di “subire” la normazione e seguire le indicazioni altrui, a scapito delle nostre imprese, dei nostri professionisti, dei nostri consumatori.. Noi riteniamo invece necessario rilanciare il ruolo della normazione nazionale rispetto al rischio del taglio delle attività. Per questo auspichiamo che il Governo confermi alla normazione tecnica volontaria la possibilità di essere sempre più strumento di aiuto allo sviluppo e alla crescita, come avviene in Germania, UK, Francia, USA e UE”.

Sul ruolo della normazione per la semplificazione della legislazione ha insistito Armando Zambrano, coordinatore della Rete delle Professioni Tecniche: “l’uso sistematico della normazione semplificherebbe il lavoro di professionisti e imprese, troppo spesso vincolati dalla burocrazia. Inoltre per certi aspetti la normazione tecnica è più efficace della legislazione: i meccanismi che periodicamente la sottopongono a revisione garantiscono l’aggiornamento e la rispondenza continua allo stato dell’arte".

 

Maggiori informazioni su:
www.uni.com

A cura della Redazione di www.secsolution.it

Clamorosa rapina al Museo di Castelvecchio a Verona, sistemi di sicurezza inadeguati

24/11/2015

Verona, 20 novembre 2015 - Tre uomini armati immobilizzano cassiera e guardia giurata nel Museo di Castelvecchio a Verona e portano via 17 capolavori di Mantegna, Rubens e Tintoretto, del valore stimato di 20 milioni.

Il commando è entrato in azione poco prima della chiusura del museo, quando non c’erano più visitatori e personale di sala e l’impianto di allarme non era ancora inserito. Legata e imbavagliata la cassiera, i rapinatori hanno disarmato la guardia, costringendola ad accompagnarli nella razzia. Hanno scelto con cura e staccato dalle pareti i quadri che interessavano e sono quindi fuggiti usando la vettura dell’istituto di vigilanza.

La Procura di Verona ha coinvolto nelle indagini il Nucleo Tutela Patrimonio Artistico dei Carabinieri, in un episodio giudicato “anomalo” dal vice comandante colonnello Alberto Deregibus.
Il sistema complessivo di sicurezza di cui il museo era dotato, costituito da rilevatori volumetrici, telecamere e presidio fisso di guardie giurate armate, non ha potuto impedire un colpo chiaramente su commissione, trattandosi di capolavori che non possono venire immessi nel mercato.
Carlo Hruby, vice presidente della Fondazione Enzo Hruby ha commentato: “All’indomani del furto al Museo di Castelvecchio di Verona abbiamo il dovere di domandarci se il patrimonio del nostro Paese è protetto in modo adeguato rispetto al suo valore economico, storico, artistico e culturale. Le tecnologie di sicurezza molto evolute di cui disponiamo oggi sono ancora troppo poco conosciute al di fuori del settore. E’ dovere di tutti gli operatori del settore – dai costruttori ai distributori, dalle associazioni di categoria agli installatori - impegnarsi per fare in modo che queste tecnologie vengano conosciute e utilizzate per la protezione del nostro inestimabile patrimonio culturale.”
 

A cura della Redazione di www.securindex.com

Rivista Securindex –Essecome: IL GRUPPO SAET, LO STATO DELL’ARTE DELLE TECNOLOGIE PER LA SICUREZZA

a colloquio con Gianluca Cocorocchio, Product Manager di SAET Italia a cura della Redazione

Dopo anni in cui i sistemi antintrusione sembravano messi in secondo piano dall’avanzata della

videosorveglianza, dal 2014 si sta assistendo a una ripresa del segmento sia in termini quantitativi

(+ 1,4% nel 2014 secondo ANIE Sicurezza) che qualitativi, con la presentazione di numerosi

nuovi prodotti da parte dei principali costruttori, sia italiani che stranieri.

Come interpreta SAET questo andamento?

Condividiamo pienamente questi dati. Dopo un periodo molto florido per i sistemi TVCC, l’utente

finale ha compreso che, quando è assente, non è sufficiente proteggere il bene solamente con un

sistema di videosorveglianza, anzi ha compreso che la miglior soluzione è far lavorare in piena

condivisione i due sistemi. Il clima di incertezza e di insicurezza che ci sta accompagnando in

questi ultimi anni, ha portato a prendere in seria considerazione il bisogno di proteggersi e di tutelarsi.

Anche il Censis ha pubblicato una recente ricerca che attesta un aumento record dei furti, con un aumento del 127% negli ultimi dieci anni. Di conseguenza, i nostri prodotti sono sempre più ricercati e raffinati, cercando sempre di essere al passo con le nuove tecnologie e le modalità tentate di eluderle. Per questo, disponiamo di un intero team presso le fabbriche del gruppo (Saet IS e Tervis) dedicato alla ricerca e sviluppo, per aggiornare costantemente i nostri prodotti.

Quali sono i più importanti prodotti innovativi presentati da SAET nel 2015?

I prodotti più importanti presentati quest’anno sono sostanzialmente due. Il primo è formato da un’intera nuova linea di antintrusione denominata Miura, che rappresenta un punto di arrivo per i sistemi professionali di sicurezza. Il nostro obiettivo è stato quello di mettere a disposizione degli installatori un sistema potente, ricco nelle prestazioni e che permettesse di realizzare sistemi di sicurezza totalmente personalizzati per le esigenze dell’Utente finale, consentendo quindi all’installatore di esprimere tutta la propria professionalità.

Chi intendesse acquistare un sistema elettronico di sicurezza, controllo e automazione Saet valido

per molti anni a venire, non deve avere dubbi: il sistema Miura è la risposta che fa per lui. Gli elementi innovativi che lo distinguono sono molteplici, tutti con lo scopo di creare valore per l’Utente finale.
Fra questi, sono di particolare rilievo:

• Multitasking: sebbene basata su processori per dispositivi embedded, la centrale è dotata di un

algoritmo di scheduling che permette l’esecuzione di più operazioni in contemporanea, senza dover uscire dal processo principale di funzionamento.

• Comunicazione integrata: invia sotto forma di messaggi vocali, SMS, oppure e-mail ma è anche

in grado di centralizzare gli eventi verso un centro di raccolta dati tramite TCP/IP. Consente, inoltre, di accedere alle informazioni sia consultando la consolle locale che collegandosi da remoto tramite smartphone o PC.

• Funzioni vocali: oltre alle chiamate di allarme, consente di effettuare altri tre importanti servizi:

la gestione da remoto tramite guida vocale; l’aiuto vocale con le istruzioni per effettuare le principali operazioni sulla consolle; l’eco vocale sull’esito delle operazioni di attivazione e disattivazione.

• Personalizzazione del menù

• Metodo di attivazione

• Automazione integrata

 

La seconda importante novità è un ulteriore sviluppo di prestazioni e di periferiche wireless in 868Mhz dedicata alla già celebre linea di antintrusione modello Facile. Di fatto, si arricchisce di una nuova linea di prodotti che pongono l’offerta SAET ai massimi livelli per affidabilità, portata e rapidità di installazione degli impianti. L’esperienza e l’innovazione convergono in un risultato in grado di soddisfare i più esigenti system integrator. La frequenza 868 criptata garantisce livelli

di portata e standard di affidabilità senza precedenti sul mercato; la bidirezionalità di ogni singolo

componente risponde all’esigenza di monitorare ogni periferica e gestire ogni singolo stato e comando (livello della batteria, portante, parametri di taratura); contribuisce inoltre alla robustezza del sistema in termini di immunità ai disturbi. L’ottimizzazione dei

consumi garantisce la durata delle batterie, grazie ad un sofisticato algoritmo di controllo della potenza di trasmissione. Infine, l’estetica dei componenti e delle soluzioni, raggiunta grazie alla miniaturizzazione dell’elettronica e all’impiego di batterie di volume ridotto, soddisfa i clienti più esigenti, garantendo l’armonia estetica e la piena applicabilità.

 

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Impalcature, ponteggi e sicurezza delle abitazioni

17/11/2015

Durante i lavori edili, le impalcature possono trasformarsi in pericolose vie di accesso alle abitazioni private.
E il titolare del cantiere può essere chiamato a risponderne.
I lavori edili che prevedono l’installazione di un ponteggio sulla facciata di un condominio sono, da sempre, vissuti con disagio dagli abitanti dell’edificio stesso. Questo sia per il disturbo obiettivamente provocato dalla presenza del cantiere ma, soprattutto, per il timore che simili infrastrutture vengano utilizzate dai ladri per introdursi all’interno delle abitazioni, bypassando così le vie di accesso tradizionali.
Anche dal punto di vista prettamente giuridico, in sede di richiesta di risarcimento dei danni subiti dai derubati, i giudici hanno sempre ritenuto sufficiente, da parte della vittima, la dimostrazione del fatto che l’ingresso dei ladri nell’appartamento sia avvenuto attraverso ponteggi privi di adeguate ”norme di cautela”.
Allo stesso modo, i giudici hanno considerato irrilevanti alcuni comportamenti, come l’aver lasciato aperte le finestre o non aver protetto adeguatamente alcuni beni di valore.
Ha fatto però eccezione la sentenza 1890/20013 della Cassazione Civile, in cui questo concetto è stato ribaltato: non è, infatti, stato riconosciuto il diritto al rimborso a una vittima del furto che, in occasione dell’assemblea condominiale per l’assegnazione dei lavori di ristrutturazione, aveva votato contro l’installazione di un impianto antifurto a protezione dei ponteggi stessi.
L’impresa edile è stata così scagionata, in quanto aveva semplicemente eseguito quanto richiesto al momento dell’assegnazione del lavoro, scaricandosi così dalla responsabilità dell’accaduto.
Distinguiamo le responsabilità: la parola all’avvocato
L’avvocato Paola Sepe chiarisce come “la responsabilità dell’impresa appaltatrice è ravvisata qualora quest’ultima, trascurando le più elementari norme di diligenza e perizia e la doverosa adozione delle cautele idonee a impedire l’uso anomalo delle impalcature, in violazione del principio del “neminen laedere”, abbia colposamente creato un agevole accesso ai ladri, ponendo così in essere le condizioni del verificarsi del danno”.
Oltre alle responsabilità dell’impresa edile, però, l’avvocato Sepe ricorda che la vittima è chiamata a dimostrare:
– l’evento dannoso, ovvero il furto subito e i danni conseguenti
– la condotta colposa del danneggiante, consistente, ad esempio nella mancata adozione di idonee misure di cautela o nell’installazione di un sistema non conforme alle prescrizioni contrattuali
– nesso di causalità tra l’evento dannoso e la condotta colposa
Di contro, conclude l’avvocato, “l’impresa appaltatrice, per andare esente da responsabilità, deve fornire la prova di avere adottato tutte le cautele atte a evitare che le impalcature divengano un agevole accesso ai piani per i ladri, e quindi idonee a impedire una più facile esecuzione dei furti, nonché l’eventuale prova che i ladri non si siano serviti dei ponteggi per accedere all’appartamento del condomino vittima del furto”.
Chi ha accesso ai cantieri?
Escludendo i casi eccezionali, è necessario, a fronte dell’istallazione di ponteggi che potrebbero consentire l’accesso a uffici o ad abitazioni private, predisporre una serie di misure di protezione.
Ancor prima di compiere le proprie scelte, è necessario valutare le dimensioni del cantiere e le caratteristiche delle maestranze impiegate.
Tipicamente, infatti, l’accesso alle abitazioni attraverso i ponteggi avviene negli orari non lavorativi, ovvero quando gli operai dell’impresa appaltatrice non sono presenti.
Questo perché difficilmente un ladro agisce all’interno di un cantiere aperto, con il rischio di essere riconosciuto.
Anche se una simile considerazione è valida solo per cantieri di dimensioni relativamente limitate, in cui il personale coinvolto si conosce personalmente.
Nei cantieri di grandi dimensioni, ma anche quando è necessaria la presenza di figure professionali con differenti competenze, esiste il rischio che i malviventi possano operare anche durante le ore lavorative, approfittando della presenza di più persone.
Per tale ragione, è necessario prevedere, soprattutto nei cantieri più grandi, l’obbligo di utilizzare specifici badge di riconoscimento (tra l’altro già imposti a norma di legge) o predisporre specifici tornelli, scoraggiando così l’accesso delle persone non autorizzate.
Antintrusione ad hoc
La limitazione delle possibilità di accesso, così come la predisposizione di un adeguato impianto di illuminazione, pur contribuendo ad aumentare il livello di sicurezza e a sgravare parzialmente un’impresa dalle proprie responsabilità, non sono in grado – da soli – di fermare intrusioni indesiderate.
Per ottenere un’effettiva sicurezza, è necessario dotare i ponteggi di adeguati impianti antintrusione.
Una scelta non è semplice. A differenza delle soluzioni adottate per la protezione di un’abitazione o di un edificio commerciale, infatti, l’impianto antintrusione installato sui ponteggi richiede attenzioni particolari.
Questo perché, in primo luogo, si trova all’interno di un cantiere in cui, oltre a essere esposto al rischio di urti e spostamenti, il suo funzionamento può essere ostacolato dalla presenza di attrezzature e materiali lasciati all’interno del cantiere stesso al termine dell’attività lavorativa.
Allo stesso modo, la semplice apertura della finestra, da parte di un condomino, non deve fare entrare in funzione le sirene.
Non possiamo infine dimenticare che, in presenza di raffiche di vento, i ponteggi stessi possono essere sottoposti a vibrazioni, così come le reti di protezione o altri oggetti vengono spostati dagli agenti atmosferici, con il rischio di scatenare una serie di falsi allarmi.
Si tratta di situazioni particolarmente sgradevoli, che potrebbero indurre a disattivare l’allarme stesso.
Da qui la necessità di adottare due possibili alternative. La prima, particolarmente economica, consiste nell’individuare una serie di passaggi obbligati e, di conseguenza, monitorare solo questi potenziali “varchi”. Una simile scelta, soprattutto quando il ponteggio ha dimensioni relativamente grandi, si rivela però poco efficace, in quanto i punti di accesso sono numerosi.
Sensori anti-arrampicamento bidirezionali
In alternativa, per avere una protezione puntuale, il mercato ha sviluppato tecnologie specifiche per la protezione delle impalcature.
Una delle soluzioni più efficaci è costituita da impianti che prevedono, nella parte esterna, una serie di sensori anti-arrampicamento bidirezionali.
Questi ultimi sono combinati con sensori in grado di reagire alle variazioni combinate di peso e vibrazioni.
L’allarme, operativo in modalità AND, entra così in funzione solo quando entrambi i sensori individuano una situazione anomala, che si verifica sono a fronte dell’effettivo passaggio di persone.
In questo modo, vengono evitati i falsi allarmi e l’impianto risulta operativo su una vasta area e non nei soli punti in cui si ipotizza il transito dei malviventi.
La versatilità della soluzione, inoltre, la rende adatta a qualunque tipologia di ponteggio, compresi quelli con conformazioni particolari o con la presenza di angoli ciechi.
Per ottenere un simile risultato, il modulo principale viene corredato da una serie di moduli secondari, estendibili all’intero ponteggio e collegati al principale attraverso connessioni stagne o moduli wireless.
 

Massimiliano Cassinelli
www.sicurezzamagazine.it

OSSIF, diminuiscono le rapine in banca ma aumentano al supermercato

17/11/2015

Diminuite del 36,5% le rapine in banca nel 2014 rispetto all’anno precedente (-24,5% gli sportelli PT) con un indice di rischio inferiore a 2 ogni 100 sportelli, mentre quello dei punti vendita della GDO sale a 14,6. Aumentati del 28,1% gli attacchi agli ATM, e addirittura del 63% quelli agli ATM postali.

In generale, per le categorie monitorate dal Rapporto Intersettoriale di OSSIF nel 2014 sono diminuite in modo significativo le rapine ma sono aumentati ancora di più i furti. In totale, il bottino rilevato per furti e rapine è ammontato nel 2014 a 63,5 milioni.

 

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http://www.securindex.com/downloads/62da99ed0082684870f67c5732d08cf3.pdf

 

A cura della Redazione di Securindex.com

Seminario SAET Milano: PROGETTARE L'ANTICRIMINE

Teorie e tecniche per progettare in maniera "sicura" e a prova di crimine

Relatori:
Arch. Sandro Gnetti, Vicepresidente Collegio degli Architetti e Ingegneri di Monza
Riccardo Tonelli, Consulente e Security Manager
 

giovedì 12 novembre 2015
h. 17.30 - 20.00
c/o Sala Garibaldi
P.zza Garibaldi, 2/4 - Monza

Evento organizzato in collaborazione con il Collegio degli Architetti e Ingegneri di Monza e con il Patrocinio dell'Ordine degli Ingegneri di Monza.
 

Locandina

 

Presentazione

 

Allegato Cascina Merlata

 

Allegato New Homes

 

Videosorveglianza e tutela dei minori

15/10/2015

Dopo le indagini che hanno permesso alle Forze dell’Ordine e alla Magistratura, grazie all’utilizzo di telecamere e microfoni nascosti, di accertare che, in alcuni asili, i bambini venivano ripetutamente maltrattati e abusati, l’opinione pubblica è divisa tra chi vorrebbe installare sistemi video in ogni aula del paese e chi, invece, ritiene che ciò violerebbe i diritti dei lavoratori. Vediamo come si è espresso a riguardo il Gruppo di Lavoro per la protezione dei dati, organo consultivo della Commissione Europea istituito ai sensi dell’art. 29 della Direttiva 95/46/CE nel 2009.

 

 

La questione relativa all’installazione di sistemi di videosorveglianza all’interno degli Istituti scolastici pone in realtà un problema ben più ampio, che non attiene solo alle modalità e finalità del trattamento dei dati personali dei dipendenti e dei soggetti da tutelare, ma allo sviluppo stesso della personalità dei minori coinvolti.

Il Gruppo di Lavoro per la protezione dei dati – organo consultivo della Commissione Europea istituito ai sensi dell’art. 29 della Direttiva 95/46/CE nel 2009 – ha reso il parere n. 2 sulla protezione dei dati personali dei minori, nel quale il problema dell’uso delle telecamere nelle scuole viene affrontato sotto molteplici aspetti.

Occorre preliminarmente evidenziare che il parere analizza i principi generali che guidano la protezione dei dati dei minori, con particolare riferimento ai dati scolastici, considerati critici, e intende fornire un orientamento asettico e scevro da condizionamenti di natura politica agli operatori del settore.

Per minore si intende un essere umano con pari diritti rispetto a ogni altro, incluso quello alla protezione dei propri dati personali, il quale, tuttavia, non avendo ancora raggiunto la piena maturità fisica e psicologica, viene considerato un soggetto debole, da tutelare con particolare attenzione in misura inversamente proporzionale al progredire dell’età.

In buona sostanza, a una tutela che può essere definita massima nel periodo dell’infanzia, fa seguito una progressiva riduzione dell’attenzione con la crescita, fino al raggiungimento della maggiore età.

Poiché l’istruzione è considerata fondamentale per la crescita e la formazione del carattere e della psiche, il trattamento dei dati relativi al percorso scolastico è considerato particolarmente delicato e riferibile a principi che si rinvengono nei principali trattati internazionali sui diritti umani, in particolare la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, la Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti Umani e delle Libertà Fondamentali, la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione e, nello specifico, la Dichiarazione di Ginevra e la Convenzione ONU sui Diritti del Fanciullo, la Convenzione n. 160 del Consiglio d’Europa sull’esercizio dei Diritti dei Minori e la Risoluzione del Parlamento Europeo sulle Strategie per i Diritti dei Minori.

Le dichiarazioni di principio rinvenibili nei richiamati documenti, nella prospettiva generale della protezione dei dati, hanno ispirato le Direttive Europee 95/46/CE e 2002/58/CE sul Trattamento dei Dati Personali.

 

 

Il trattamento dei dati degli alunni

Il principio giuridico di base, dal quale trarre le linee guida per il trattamento dei dati degli alunni degli Istituti Scolastici di ogni ordine e grado, a partire dalla scuola dell’infanzia, è l’interesse superiore del minore, che implica il riconoscimento dei seguenti elementi:

 

l’immaturità rende il minore vulnerabile e occorre, quindi, compensare tale situazione con protezione e cure adeguate
il minore può beneficiare effettivamente del diritto allo sviluppo solo grazie all’assistenza o alla protezione altri soggetti

 

L’obbligo di provvedere a tale protezione spetta alla famiglia, alla società e allo Stato. È indubbio che a volte, per assicurare un livello adeguato di intervento, sia necessario che i dati personali dei minori siano trattati in lungo e in largo e da più soggetti, soprattutto nei settori assistenziali (istruzione, sicurezza sociale, sanità, ecc.).

Ciò non è tuttavia incompatibile con una protezione adeguata e rafforzata dei dati in tali settori, sebbene vada usata molta cautela nel condividere i dati dei minori, tenendo sempre ben presente il principio della finalità del trattamento.

Ai sensi dell’articolo 16 della Convenzione ONU sui Diritti del Fanciullo, nessun minore può essere oggetto di interferenze arbitrarie o illegali nella vita privata, nella famiglia, nel domicilio o nella corrispondenza, né di affronti illegali al suo onore e alla sua reputazione.

Ne consegue che, anche nel trattamento dei dati scolastici, l’interesse superiore del minore prevarrà su altri interessi che potrebbero porsi in contrasto con tali principi.

Occorre anche tener conto della crescita del minore, che diventa lentamente in grado di partecipare alle decisioni che lo riguardano e deve quindi essere progressivamente informato della possibilità di contribuire alle scelte riguardanti gli aspetti principali della sua vita, incluso il trattamento dei dati personali.

Parere che, ovviamente, non è vincolante per il suo rappresentante (tutore, procuratore, esercente la potestà genitoriale, ecc.) ma del quale si dovrà comunque tenere conto.

I principi fondamentali del trattamento dei dati personali, richiamati dal D.Lgs. 196/2003, come introdotti nell’ordinamento comunitario dalla Direttiva 95/46/CE, incidono chiaramente sulle scelte che riguardano il trattamento dei dati dei minori.

L’obbligo di trattare i dati con lealtà e secondo buona fede, nel caso del minore, dev’essere interpretato rigorosamente e affiancato dal rispetto dei principi di necessità, proporzionalità e pertinenza del trattamento, affinché ogni adempimento sia effettivamente limitato ai soli elementi necessari a garantirne l’espletamento.

 

 

Conservazione e obbligo di correttezza

Per quanto riguarda la conservazione dei dati e l’obbligo di correttezza e aggiornamento degli stessi, i responsabili del trattamento devono tener conto della rapidità con la quale le informazioni sul minore diventano obsolete e irrilevanti rispetto alle finalità della raccolta.

In tal caso, la cautela deve consistere anche nel garantire al minore il diritto all’oblio, eliminando i dati che non sono più strettamente necessari a perseguire le finalità individuate.

La tutela del minore è quindi al centro dell’intera attività di prevenzione e culmina con la facoltà di poter essere ascoltato dalle Autorità competenti qualora l’autore della violazione od omissione sia lo stesso responsabile del trattamento che avrebbe dovuto tutelarlo.

Il parere reso dal Gruppo costituito ai sensi dell’art. 29 pone l’attenzione proprio sul trattamento dei dati effettuato tramite impianti di videosorveglianza, evidenziando alcuni elementi.

I sistemi di videosorveglianza, soprattutto se comportanti la registrazione delle immagini e non semplicemente il controllo da remoto con operatore, possono incidere sulle libertà personali e devono essere consentiti (oltre che autorizzati) solo se le medesime finalità non possono essere perseguire con strumenti meno invasivi.

Se il legittimo sentimento di protezione da accordare a ogni fanciullo induce a ritenere prioritario lo scopo della tutela rispetto ad altri interessi, occorre tenere presente che l’uso di sistemi di videosorveglianza pone una serie di problemi di ordine non secondario.

Innanzitutto, il ricorso a sistemi TVCC all’entrata e all’uscita delle scuole, oltre che per il controllo del perimetro, non riguarda solo la popolazione scolastica, ma tutti quei soggetti che nei locali della scuola e nelle immediate pertinenze transitano quotidianamente, ad esempio per accompagnare o riprendere i bambini.

Inoltre, all’interno di corridoi e aree comuni, il trattamento riguarda anche il personale dipendente, sia docente che ausiliario e impiegatizio, con tutti i problemi connessi alla tutela dei diritti dei lavoratori.

Infine, ma non per questo di minore importanza e rilievo, la videosorveglianza permanente delle aree in cui si svolge attività didattica condiziona psicologicamente sia gli insegnanti che gli stessi allievi.

Lo stesso dicasi per gli spazi ricreativi, le palestre e gli spogliatoi, dove la sorveglianza può interferire con il diritto al rispetto della vita privata.

A tali osservazioni si aggiunge una riflessione sullo sviluppo della personalità e sulla concezione distorta di libertà che potrebbero acquisire i minori, arrivando a considerare normale essere sorvegliati da una telecamera e soprattutto rinunciare a un diritto per far spazio quelle che sono considerate legittime esigenze di tutela.

 

 

Effetti dannosi sullo sviluppo della personalità

Partendo da tali presupposti, il Garante per la Protezione dei Dati Personali, con provvedimento n. 230 dell’8 maggio 2013, ha integrato il proprio precedente provvedimento generale dell’8 aprile 2010, con riferimento al caso specifico di un asilo, nel quale era stato installato un sistema di ripresa che consentiva la trasmissione, tramite Internet, ai genitori in possesso delle credenziali di accesso, i fotogrammi dei bambini quando essi erano affidati alle maestre.

Il Garante ha ovviamente dichiarato illecito il trattamento, ritenendolo lesivo sia dell’interesse dei fanciulli che dei diritti delle lavoratrici.

Dopo aver richiamato i principi generali del D.Lgs. 196/2003 e della Direttiva 95/46/CE, focalizzandoli sugli argomenti già affrontati nel proprio provvedimento generale sulla videosorveglianza dell’8 aprile 2010, l’Autorità ha chiarito che l’unica ipotesi di videosorveglianza attualmente ammessa è quella finalizzata alla tutela del patrimonio scolastico, purché le riprese siano effettuate durante le ore in cui non si svolge attività didattica, con esclusione anche di eventuali attività extrascolastiche ed evidenziando che gli unici casi in cui è stato ammesso il posizionamento di telecamere occulte nelle aule riguardavano ipotesi di reato già pervenute all’attenzione della Magistratura, per le quali si rendevano necessari ulteriori accertamenti, disposti con provvedimento dell’Autorità Giudiziaria.

Ha inoltre evidenziato che la ragione di tale restrizione all’uso di telecamere durante l’attività didattica deriva non tanto dalla violazione della dignità dei lavoratori (poiché, comunque, i dati acquisiti non potrebbero essere utilizzati per la valutazione della prestazione lavorativa) ma, soprattutto, dal pregiudizio che potrebbe arrecare alla libera determinazione e alla crescita psicologica dei fanciulli.

Il controllo costante mediante telecamere nelle aule potrebbe, infatti, facilmente provocare nei bambini e nei ragazzi un danno allo sviluppo della personalità, anche grave.

L’abitudine ad accettare la videosorveglianza continua per molti anni, nel delicato periodo della formazione caratteriale e psichica, potrebbe determinare la degradazione del concetto di riservatezza fino ad accettare come “normale” il controllo a distanza, con ogni prevedibile implicazione di tipo psicologico e sociale.

Non vanno infine trascurate anche le probabili modificazioni comportamentali a cui – più o meno coscientemente – bambini e ragazzi andrebbero incontro sapendo di essere sotto il costante controllo delle telecamere.

Le anzidette considerazioni potrebbero generare un comprensibile risentimento in quanti ritengono che l’interesse del fanciullo sia superiore al diritto alla riservatezza dei docenti e del personale.

Occorre tuttavia tener presente che la regolamentazione di un fenomeno dal punto di vista giuridico non tiene conto della perversione del sistema, se non dal punto di vista sanzionatorio, ma di quello che dovrebbe rappresentare la normalità.

 

Gianluca Pomante

Avvocato

www.sicurezzamagazine.it

Progettazioni a norma: come valutare il livello di sicurezza

15/10/2015

La norma CEI 79-3 ha definito un metodo di valutazione convenzionale del livello di sicurezza, in base al quale un impianto è adeguato al contesto da proteggere quando il livello di prestazione risulta numericamente pari o superiore al livello di rischio.

La corretta progettazione di un impianto di sicurezza passa attraverso l’identificazione, l’analisi e la stima dei rischi.

Il committente può accettare il livello di rischio corrente e, in tal caso, non essere disposto ad affrontare nessun investimento, oppure può mirare a una riduzione del rischio stesso

È però necessario che vengano definite, anche formalmente, le sue aspettative, così come devono essere chiari i limiti tecnologici.

Il rischio residuo, infatti, non è mai nullo, nemmeno nel caso in cui si scelga di trasferirlo a una terza parte.

La letteratura in merito riporta numerosi casi emblematici, così come sono stati elaborati una serie di “decaloghi” da seguire.

Al di là di queste indicazioni, però, la normativa prevede indicazioni specifiche, formalizzate dalla Norma CEI 79-3, che ha definito un metodo di valutazione convenzionale del livello di sicurezza. Sulla scorta di tali indicazioni, è possibile semplificare il confronto tra le effettive esigenze di protezione e le prestazioni di uno specifico impianto di allarme.

In base a quanto definito dalla norma, infatti, un impianto è adeguato al contesto da proteggere quando il livello di prestazione risulta numericamente pari o superiore al livello di rischio.

CEI oppure EN?

Una prima distinzione significativa riguarda la differenza tra la CEI 79-3 e la EN 50131-1, spesso considerate erroneamente alternative.

In realtà, la CEI 79-3, valida solo a livello nazionale, prende in considerazione l’intero impianto, mentre la EN 50131-1 è una norma di prodotto.

Solo la prima, quindi, prende in considerazione l’impianto nel suo complesso, considerando tutte le fasi di vita: dalla progettazione al collaudo, passando attraverso la verifica e la manutenzione periodica.

Per tale ragione, il documento è stato strutturato definendo la sequenza logica delle fasi di progettazione e installazione di un impianto.

Il tutto completato dalle indicazioni relative alle attività e ai documenti necessari in ogni singola fase.

In questo ambito è altresì importante ricordare che il DM 37/08 impone al responsabile dell’impresa installatrice di dichiarare la conformità di quanto eseguito in seno al progetto, che può anche essere firmato da un professionista esterno.

Differenza tra “impianto” e “sistema”

Le stesse norme in vigore, a questo proposito, ribadiscono la differenza tra “impianto” e “sistema allarme”.

La CEI EN 5031-1, all’articolo 3.1.36, definisce il “Sistema di Allarme Intrusione” come un “Sistema di allarme per rilevare e indicare la presenza, l’ingresso o il tentativo di ingresso da parte di un intruso in un ambiente sorvegliato”.

La CEI 79-3 2012, all’articolo 3.1.24, identifica, invece, l’ “Impianto di Allarme Intrusione e rapina” come “inserito in un contesto operativo definito”.

Un sistema di allarme intrusione, quindi, è legato a uno specifico luogo di installazione.

Questo comporta la necessità di rispettare le regole nazionali relative agli impianti, sotto la diretta responsabilità del progettista e dell’installatore.

Può però essere rimosso e, quindi, riutilizzato considerandolo come un singolo prodotto. Solo in questo caso torna a rispondere alle norme di prodotto e, quindi, può essere commercializzato come tale, mentre la responsabilità – relativamente al rispetto delle norme – ricade interamente sul produttore.

 

Gestione del rischio: quattro fasi

Chiarite queste differenze, la più recente edizione della CEI 79-3 ha previsto di valutare il livello di prestazione anche attraverso una metodologia tabellare.

Si tratta di una modalità sicuramente più rigida rispetto all’approccio tradizionale, ma che gode il vantaggio di risultare più semplice.

La gestione del rischio, in particolare, definisce una sequenza di quattro fasi:

 

1) individuazione dell’area da proteggere

2) analisi del rischio e calcolo del livello di rischio

3) progettazione dell’impianto

4) verifica del livello di prestazione

 

Analizzando, seppur sommariamente, le singole fasi, la valutazione relativa all’area da proteggere deve fare riferimento a cinque tipologie di obiettivi: unità abitativa non isolata, unità abitativa isolata, cassaforte, caveau e insediamento industriale.

A queste categorie, secondo la norma, possono essere ricondotte tutte le aree per le quali è necessario realizzare un impianto di allarme.

L’identificazione della categoria, però, non è sempre immediata, poiché alcuni casi devono essere valutati singolarmente e in funzione dello specifico contesto.

Uno sportello bancario, infatti, può essere assimilato (a livello di aree) a un’unità abitativa non isolata – se si trova in un contesto urbano – o a un’unità abitativa isolata quando è in un’area non frequentata nelle ore notturne o in alcuni periodi dell’anno.

Per quanto riguarda l’analisi del rischio e del relativo livello, la CEI 79-3 prende spunto dagli strumenti presumibilmente utilizzabili dai malviventi intenzionati a compiere un crimine.

Per questa classificazione, sono stati codificati quattro livelli di rischio.

Il livello 1, che è quello più basso, presuppone che rapinatori e intrusi abbiamo una bassa conoscenza dei sistemi e che la strumentazione di cui possono disporre sia limitata ad attrezzi comunemente reperibili.

Il fattore di rischio cresce, arrivando a livello 2 (rischio medio), quando di può presupporre che i malviventi possiedano, oltre ad alcuni strumenti portatili, anche una seppur parziale conoscenza degli apparecchi di difesa attiva.

Il salto di qualità, invece, è rappresentato da potenziali intrusi in possesso di una certa conoscenza dei sistemi antintrusione, oltre a essere dotati di una gamma completa di strumenti e apparati elettronici in grado di violare un impianto.

In questo caso, la norma parla di livello di rischio 3, ovvero medio-alto.

Il caso più delicato, infine, prevede che entrino in azione autentici professionisti del settore, in possesso di capacità e risorse per pianificare in dettaglio una violazione, sfruttando anche strumenti particolarmente sofisticati.

 

Calcolo e verifica

La quarta e ultima fase definita dalla norma, richiede il calcolo e la verifica del livello di prestazione.

Quest’ultima può essere delegata interamente all’esperienza del singolo progettista, ma ciò comporta un certo margine di soggettività, che le norme cercano sempre di superare.

Da qui, l’elaborazione di un approccio più rigoroso, finalizzato a garantire il rispetto della regola dell’arte. Per questa ragione, vengono presi in considerazione:

 

– numero di barriere, funzionalmente concentriche e potenzialmente realizzabili, indipendentemente dalla struttura fisica del target da proteggere

– consistenza delle caratteristiche dei componenti installati

– modalità installative dell’impianto

 

Come spesso accade, anche in questo caso la norma definisce una schematizzazione che aiuta a compiere valutazioni obiettive attraverso una metodologia tabellare.

Nello specifico, gli impianti di allarme intrusione sono distinti in tre sottoinsiemi:

 

– rivelatori

– apparati essenziali e opzionali

– dispositivi di allarme

 

I rivelatori hanno il compito di individuare il superamento delle barriere fisiche.

Gli apparati, essenziali o opzionali, sono invece chiamati a gestire l’informazione prodotta dai rivelatori, con il compito prioritario di raccogliere e analizzare le informazioni, attivando conseguentemente i dissuasori locali e le comunicazioni a distanza.

La scelta di valutare contemporaneamente apparati essenziali e opzionali è dettata dal fatto che i secondi, pur non essendo indispensabili, permettono di aumentare il livello di prestazione complessivo dell’impianto.

Infine, i dispositivi di allarme, come intuibile, sono quelli che segnalano, localmente e in remoto, una situazione di pericolo.

Alla luce di queste definizioni, la norma identifica il livello di prestazione dell’intero impianto sulla base del cosiddetto “principio dell’anello debole”.

In pratica, la sicurezza è definita, in assoluto, dal livello più basso dei tre sottosistemi.

In definitiva, quindi, un impianto viene considerato adeguato se il suo livello di prestazione risulta almeno pari a quello di rischio.

Tutte queste considerazioni, anche se apparentemente accademiche, assumono un’importanza determinante soprattutto quando, a seguito di una violazione, i diversi soggetti coinvolti puntano a scaricare su altri le responsabilità dell’inefficacia dell’impianto di sicurezza.

 

Metodo matematico o tabulare?

Passando agli aspetti pratici, la CEI 79-3 attribuisce a ognuno dei tre sottosistemi un punteggio compreso tra 0 e 1, assegnando poi all’impianto il valore peggiore tra quelli ottenuti.

Per arrivare a una definizione corretta e obiettiva, è necessario considerare, in primo luogo, il grado di sicurezza dei singoli apparati che compongono l’impianto.

Oltre al valore dei componenti, però, la norma assegna un’importanza significativa anche all’attività degli installatori, valutando la corretta esecuzione del lavoro svolto.

Del resto, è immediato comprendere che anche il miglior sensore, se orientato in modo scorretto o non adeguatamente cablato, perde la propria efficacia.

Sempre in relazione al processo di installazione, la norma specifica che il contributo totale di più apparati funzionanti in parallelo è pari alla somma dei singoli contributi.

Di contro, se gli apparati funzionano in serie, la loro efficacia è data dal prodotto dei singoli contributi.

Occorre però ricordare che un simile approccio non considera gli apparati non conformi alle Norme CEI 79-2 e alle Norme della serie EN 50131.

La stessa norma, inoltre, non valuta la qualità e la periodicità con cui viene gestita la manutenzione.

Se il risultato totale è inferiore al valore del primo livello (che rappresenta il valore minimo), sia il sottoinsieme che l’impianto sono considerati non classificabili e, quindi, non conformi ai requisiti normativi.

Il metodo tabulare, anche se meno rigoroso, appare di più semplice utilizzo. In pratica, la norma CEI 79-3 fornisce una tabella per ogni tipologia di impianto.

Attraverso queste, viene individuato – in funzione del grado di sicurezza, – il livello di prestazione di ciascun sottosistema.

 

Leonardo Castelli

Ingegnere

A PROVA DI FURTO

11/10/2015

In base alle più recenti statistiche, gli italiani non si sentono sicuri, ma pochi sono coloro che dispongono nella loro abitazione di un impianto di allarme intrusione.
Tutte le più recenti indagini confermano che il reato maggiormente temuto dagli italiani è il furto nella propria abitazione, una paura confermata dai dati: nel corso del 2013 le violazioni domestiche sono cresciute del 5,9 per cento rispetto al 2012 e del 48,6 per cento rispetto al 2010.
Sentirsi sicuri a casa è oggi un’esigenza molto forte, tanto da essere prioritaria rispetto alle preoccupazioni sul proprio stato di salute e seconda solo rispetto alle ansie dovute alla crisi economica.
Per far fronte a questo disagio gli italiani si affidano sempre di più ai sistemi di sicurezza. E più tecnologiche sono le soluzioni adottate, maggiore è la percezione di protezione: se fra chi ha adottato sistemi tradizionali si sente molto sicuro il 22%, fra chi è passato a tecnologie più innovative la percentuale sale al 33%.
Purtroppo, nonostante tre italiani su quattro posseggano un sistema di sicurezza, sono ancora la minoranza (48%) le famiglie che delegano la protezione delle loro case a un impianto di allarme intrusione, limitandosi nella maggior parte dei casi all’installazione di una porta blindata, che risulta lo strumento di dissuasione più diffuso. Addirittura, molti si affidano solamente a metodi empirici, quale il “lasciare accese le luci quando si esce”.
In ogni caso, porte blindate, finestre con chiusure di sicurezza e inferriate sono solamente la base, quella che viene definita “protezione passiva”, che, per quanto robusta e accurata, può essere forzata da malviventi dotati di tempo sufficiente e di attrezzature adatte.
Ecco perché un corretto “piano sicurezza” deve essere integrato da una protezione di tipo attivo, cioè dall’installazione, da parte di tecnici qualificati, di dispositivi che contribuiscano dinamicamente ad accrescere i livelli di sicurezza: impianti di allarme intrusione, di videosorveglianza, di controllo accessi, ecc.
 

A cura di Voltimum

CRESCE IL MERCATO DELLA SICUREZZA IN ITALIA

11/10/2015

Cresce il bisogno di sicurezza, in casa e fuori.
Le opinioni degli italiani e il progresso del settore in mostra a Fiera Milano.
Sentirsi sicuri a casa, in ufficio, nei negozi, passeggiando da soli per strada o frequentando luoghi affollati senza il timore di furti, scippi o rapine, si rivela oggi un problema sentito, tanto da essere prioritario rispetto alle preoccupazioni sul proprio stato di salute e secondo solo rispetto alle ansie dovute alla crisi economica.
Sono alcuni dei punti che emergono dalla ricerca di Ipsos Italia, commissionata da SICUREZZA, la manifestazione dedicata agli operatori del settore security e antincendio, che si terrà dal 3 al 5 novembre prossimi a Fiera Milano e in cui saranno protagonisti i sistemi tecnologici utili a prevenire e individuare ogni genere di rischio.
“Le tecnologie per la sicurezza nascono da imprese protagoniste di un mercato vario e vitale, che anche nel recente periodo di crisi economica ha continuato a puntare su ricerca e sviluppo, con numerose realtà italiane considerate eccellenze a livello internazionale, cui si affiancano multinazionali estere di rilievo. – afferma Corrado Peraboni, Amministratore Delegato di Fiera Milano – SICUREZZA, da tempo punto di riferimento importante per questo settore, offrirà uno spaccato altamente rappresentativo, proponendo una edizione con un trend di crescita del 10% e il 27% di aziende estere in più rispetto al 2014. Produttori ai quali vogliamo offrire nuove occasioni di fare affari: per questo abbiamo maggiormente investito sui top buyer stranieri, che quest’anno saranno 150.”
Un tema importante la tutela dei propri beni e di se stessi e un bisogno in crescita, se si pensa che in 11 anni è considerevolmente aumentata la propensione a proteggersi, almeno in casa propria: infatti nel 2004 solo il 56% delle persone possedeva sistemi di sicurezza. Oggi la percentuale è salita al 75%: 3 italiani su 4 ne posseggono almeno uno.
Così, per avere più garanzie di protezione, oggi siamo perfino disposti a rinunciare anche a un po’ della nostra privacy e a investire quasi l’equivalente di un intero stipendio mensile – 1200 Euro – per dotare di sistemi di sicurezza la nostra casa, perché proprio in casa, “rifugio” per eccellenza, solo il 49% degli italiani si sente completamente al sicuro.
Ma è proprio grazie all’adozione di sistemi di sicurezza che gli italiani si sentono più sicuri in casa e fuori. E più avanzate sono le soluzioni adottate, maggiore è la percezione di sicurezza: se fra chi ha adottato sistemi di sicurezza tradizionali si sente molto sicuro il 22%, fra chi è passato a tecnologie più innovative la percentuale sale al 33%.
’Oggi più che mai gli italiani avvertono il bisogno di proteggersi dai rischi di furti e rapine, come si evince dalla ricerca Ipsos, Italy@Risk; sono disposti a sacrificare la propria privacy pur di sentirsi più tutelati in casa e fuori casa grazie alla presenza di sistemi di sicurezza. In effetti il numero di questi reati, secondo la ricerca del sociologo Marzio Barbagli recentemente pubblicata, è drasticamente aumentato dal 2009 ad oggi.
I sistemi di sicurezza tradizionali, di cui dispongono più di due terzi degli italiani, non sono più sufficienti allo stato attuale. Si guarda con un favore crescente ed un maggiore interesse ai sistemi di sicurezza tecnologicamente avanzati, fino ad arrivare a quelli gestiti da remoto, via smartphone o tablet, che offrono soluzioni più affidabili ed immediate’’- afferma Nando Pagnoncelli, Presidente di Ipsos Italia.
 

A cura di Voltimum

QUANTO CI SENTIAMO SICURI? LA RISPOSTA DEGLI ITALIANI

28/09/2015

In 11 anni la propensione a proteggersi da furti e rapine è aumentata: nel 2004 solo il 56% delle persone possedeva sistemi di sicurezza, oggi la percentuale è salita al 75%. Insomma, 3 italiani su 4 ne posseggono almeno uno. Sono alcuni dei punti che emergono dalla ricerca commissionata da Fiera Milano a Ipsos Italia, in prossimità di SICUREZZA.

Sentirsi sicuri a casa, in ufficio, nei negozi, passeggiando da soli per strada o frequentando luoghi affollati senza il timore di scippi o rapine, è oggi una esigenza sentita, tanto da essere prioritaria rispetto alle preoccupazioni sul proprio stato di salute e seconda solo rispetto alle ansie dovute alla crisi economica. Insomma, il vecchio detto “quando c’è la salute c’è tutto” sembra ormai superato, in base a quanto emerso dalla ricerca Ipsos Italy@risk.

E non è tutto: gli italiani sono disposti a rinunciare anche alla loro privacy in favore di maggiore sicurezza e a investire quasi l’equivalente di un intero stipendio mensile – 1200 Euro – per dotare di sistemi di sicurezza casa propria. Anche in casa, infatti, non ci si sente esenti da rischi, tanto che solo il 49% degli intervistati si dichiara completamente tranquillo tra le proprie mura.

Come fare fronte a questo disagio? E’ l’adozione di sistemi di sicurezza a rendere gli italiani più sicuri in casa e fuori. E più avanzate sono le soluzioni adottate, maggiore è la percezione di sicurezza: se fra chi ha adottato sistemi di sicurezza tradizionali si sente molto sicuro il 22%, fra chi è passato a tecnologie più innovative la percentuale sale al 33%.

SICUREZZA, committente della ricerca realizzata da Ipsos, si conferma, anche grazie a questo strumento, utile occasione di scambio di conoscenze, impegnata a supportare e favorire la collaborazione tra tutti gli attori della filiera, che operano per farci sentire più sicuri: dai produttori di tecnologie agli installatori, dalla Pubblica Amministrazione alla Pubblica Sicurezza, in un’ottica di intenti comuni e dialogo continuo in grado di creare sviluppo e benessere per tutti. 

Per saperne di più leggi il comunicato stampa.

 

A cura di Sicurezza 2015

Responsabilità degli installatori di impianti: la parola al legale

27/09/2015

Il tema della responsabilità contrattuale dell’installatore è di vecchia data, derivando dalle disposizioni del Codice Civile in materia di appalti. Tuttavia, è entrato nella sfera di attenzione degli operatori del settore sicurezza in tempi relativamente recenti, per effetto dell’entrata in vigore di norme specifiche come la CEI 79/3 pubblicata nel 2012, ma soprattutto per la produzione da parte dei tribunali di sentenze di condanna a risarcire danni per somme anche importanti, per negligenza o colpa dell’installatore, in casi di comprovato mancato o cattivo funzionamento dell’impianto di allarme in occasione di furti o rapine.

Essendo dunque un argomento di notevole rilevanza, cercheremo di fornire agli operatori un servizio di connotazione tecnico-giuridica con il contributo dell’Avv. Piero Ricciardi, esperto delle problematiche del settore e che collabora con essecome fin dal 2011 in materia di privacy e videosorveglianza. Intendiamo così fornire ai nostri lettori un contributo tecnico di ampio spettro circa le tematiche più insidiose dal punto di vista tecnico-applicativo per i produttori, gli installatori e gli altri stakeholders del settore della safety e security.

 

Leggi l'intervista cliccando qui sotto:

http://www.securindex.com/news/leggi/1167/responsabilita-degli-installatori-di-impianti-la-parola-al-legale

 

A cura della Redazione di www.securindex.com

Videosorveglianza, per la Cassazione l’informativa è sempre obbligatoria

27/09/2015

Con la sentenza del 2 settembre n.17440, la Seconda Sezione Civile della Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’Autorità Garante dei Dati Personali contro una precedente sentenza del Tribunale di Palmi, stabilendo che costituisce trattamento di dati personali anche la raccolta di immagini attraverso un videocitofono che, pur non collegato a videoregistratore, permetta di individuare la presenza di persone in un determinato luogo.
 

Leggi la sentenza n.17440 del 2 settembre cliccando qui

 

A cura della Redazione di www.securindex.com

 

Rassegna Stampa: Il sistema antifurto cervello dell’impianto domotico?

L’antifurto è un sistema intrinsecamente intelligente, realizzato per funzionare anche in condizioni di emergenza. Per tale ragione, può diventare il “cervello” dell’impianto domotico, aumentando così la sicurezza dell’intero edificio.

24/09/2015

Si parla di città intelligenti – o smart city- semafori intelligenti, auto intelligenti. Ma la capacità di portare l’intelligenza all’interno degli oggetti non poteva trascurare gli edifici.

Così, dall’originale “edificio domotico”, si è progressivamente evoluti fino allo “smart building”.

Al di là delle sottigliezze semantiche, è importante comprendere come questo nuovo approccio permetta di rendere più sicuri gli edifici stessi.

Un argomento stimolante, sia per la crescente percezione di insicurezza vissuta da ognuno, sia perché offre nuove opportunità di business a progettisti e installatori.

Proprio di questa evoluzione ha parlato Davide Crosetto, Marketing Manager di Tervis – Gruppo Saet, durante il seminario “Sicurezza degli edifici e domotica. Direttive, strumenti e indicazioni pratiche nell’attività di progettazione dei sistemi di sicurezza e domotici”, tenutosi lo scorso luglio presso la sede del Collegio dei Geometri di Monza: “… un edificio domotico, e intelligente, deve essere realizzato su misura, in base alle esigenze del singolo cliente”.

Non esistono progetti identici per qualunque esigenza, ma ognuno deve essere elaborato sulla scorta di un sincero confronto con il committente e con le sue reali esigenze.

Leggi tutto.


A cura di Massimiliano Cassinelli
Ingegnere Progettista
www.sicurezzamagazine.it

 

Il presente articolo sarà pubblicato sul numero di settembre della Rivista SICUREZZA.

Il Decreto Sblocca Italia e l’edificio in rete

Lo scorso luglio, è entrato in vigore il Decreto “Sblocca Italia”, un documento che, nella parte relativa all’ “Edificio in Rete”, avrà un impatto significativo sulle infrastrutture di comunicazione degli immobili e, di riflesso, sulle tecnologie dedicate a elevarne il grado di sicurezza.

Gli aspetti del Decreto “Sblocca Italia” – Decreto Legge 164/2014 – che riguardano il cosiddetto “Edificio in Rete” comportano l’obbligo di predisporre adeguate infrastrutture di comunicazione interna ed esterna: “Tutti gli edifici di nuova costruzione devono essere equipaggiati con un’infrastruttura fisica multiservizio passiva interna all’edificio, costituita da adeguati spazi installativi e da impianti di comunicazione ad alta velocità in fibra ottica fino ai punti terminali di rete”.

Da rimarcare, in questo ambito, che sono considerati nuovi edifici anche quelli sottoposti a ristrutturazioni significative.

Da un punto di vista della terminologia, inoltre, l’infrastruttura fisica multiservizio interna all’edificio comprende “il complesso delle installazioni presenti all’interno degli edifici, contenenti reti di accesso cablate in fibra ottica con terminazione fissa o senza fili che permettono di fornire l’accesso ai servizi a banda ultra-larga e di connettere il punto di accesso dell’edificio con il punto terminale di rete”.

Accanto alla comunicazione interna, però, il legislatore ha preso in considerazione la necessità di trasmissione dei dati da e verso l’esterno.

In questo caso, però, ha mostrato la sensibilità di non indicare una tecnologia obbligatoria, limitandosi a prescrivere la predisposizione di un punto di accesso.

Si tratta, in questo caso, di uno spazio fisico – interno o esterno dell’edificio stesso – che “risulti agevolmente accessibile anche ai fornitori di connessione attraverso le reti pubbliche”.

A cura di Massimiliano Cassinelli, Ingegnere e Progettista reti TLC
www.sicurezzamagazine.it


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http://www.sicurezzamagazine.it/il-decreto-sblocca-italia-e-ledificio-in-rete/

Crescono i sensori di sicurezza per esterni e wireless

13/09/2015

di Jim Dearing, Analista IHS per il settore Security & Building Technologies
 

In tempi di incertezza economica e a fronte di misure di austerità sempre più prolungate nel tempo, si prevede che il mercato EMEA per i sensori di sicurezza per esterni supererà comunque i 75 milioni di dollari entro il 2019. Questo è quanto emerge dal nuovo rapporto IHS, analista partner di a&s per gli studi di settore. Complice una nuova ondata di furti, concentrati soprattutto nelle zone turistiche durante i mesi morti dell'anno, il mercato dell'antintrusione potrebbe conoscere nuova linfa, soprattutto per i sensori per esterni wireless...anche in un'Italia dalle performance non proprio brillanti. La parola a Jim Dearing, analista IHS per il settore Security & Building Technologies.

IHS ritiene che la crescita nel Sud Europa si verificherà principalmente nelle aree costiere del Mediterraneo, dove un nuovo tipo di criminalità sta creando grosse preoccupazioni ai direttori d’albergo e ai proprietari di residenze per vacanze. I ladri si sono accorti che alcune proprietà, inclusi hotel e seconde case, restano abbandonate anche per sette mesi nei periodi fuori stagione, quando il meteo scoraggia i turisti. Prova di questa tendenza è stata registrata nelle campagne della Francia, in cui l’Osservatorio nazionale sulla delinquenza e la risposta penale francese (ONDRP) ha pubblicato i dati riferiti al 2014 dai quali emerge che i furti nelle proprietà disabitate in campagna sono state al 17,7% (dati 2013 su 2012) e il fenomeno si è esteso ai paesi confinanti.

Uno dei metodi più utilizzati dai criminali è quello di accedere alle proprietà arrampicandosi sulle pareti esterne degli edifici ed entrando attraverso il balcone per poi passare la refurtiva al “palo” che è rimasto fuori. Questo metodo ha avuto particolare successo grazie al fatto che, prendendo ad esempio un hotel, quando si interrompe un sistema di sicurezza, molto di frequente il sistema di sicurezza interno si concentra sul piano terra e sull’attico, che vengono tradizionalmente considerate le aree a più alto rischio, lasciando quindi sostanzialmente i piani di mezzo privi di protezione.

Sensori per esterni nelle case

Per contrastare questa nuova minaccia, un numero crescente di proprietari di case per vacanze e di direttori d’albergo sta installando sensori di sicurezza per esterni sui balconi e sui tetti degli edifici. Il boom di vendite è anche facilitato dal crollo dei prezzi dei produttori giapponesi di sensori per esterni, dovuto al calo del 35% dello Yen giapponese sull’Euro verificatosi tra il 2012 e il 2014. Il calo dei prezzi è andato a braccetto con una sempre migliore integrazione con gli smartphone, che ha reso l’integrazione con i sensori di sicurezza un’alternativa molto vantaggiosa in termini di costi/benefici rispetto alla videosorveglianza per la protezione della casa da remoto.

Sensori wireless nelle residenze per vacanze

Un’altra tendenza europea evidenziata nel rapporto 2015 IHS sugli allarmi antintrusione è l’aumento dell’uso dei sensori wireless negli edifici pensati per l’hospitality. Le proprietà sulla costa del Mediterraneo non sono state costruite con l’idea di installare – nemmeno in un futuro - un impianto di antintrusione oppure magari dispongono di un sistema di allarme indoor fisso che non può essere ampliato. In queste condizioni, dover cablare un nuovo sistema outdoor può rendere l’operazione molto costosa o richiedere tempi troppo lunghi. Due sono quindi i fattori che possono incidere sulla crescita nelle vendite dei sistemi wireless per questi specifici utenti finali:

il timore per il danno estetico che può essere arrecato agli edifici dall’installazione di un sistema cablato;
la preoccupazione per le perdite di profitto durante l’installazione dei sistema di sicurezza, poiché in tale periodo la stanza o villetta non sarà disponibile all’affitto.

Il risultato è che i sistemi wireless, che prevedono un’installazione meno invasiva e più breve, sono schizzati alle stelle nel settore hospitality.

La situazione italiana

In questo quadro incoraggiante, la situazione italiana purtroppo non è delle migliori. La crescita sostenuta del mercato dei sistemi di sicurezza outdoor non è infatti sufficiente a sorreggere la ridotta crescita dell’industria italiana dell’antintrusione, colpita dalla mancanza di investimenti nell’edilizia, dal calo di profitti e da una crescita minima del reddito disponibile in tutto il sud Europa. Stanti queste considerazioni, IHS prevede che dal 2014 al 2019 il mercato italiano delle attrezzature per l’antintrusione si espanderà ad un tasso di crescita annuale composito (CAGR) dell’1,4%. Tuttavia si stima che le condizioni del mercato miglioreranno leggermente grazie alle condizioni economiche sfavorevoli che inducono sempre più individui a ricorrere al crimine: tali effetti sono particolarmente evidenti nell’Italia meridionale e nelle vicinanze di Napoli, in aree come il Vomero, Posillipo e Pozzuoli dove è stato registrata un’impennata nel numero di effrazioni.

 

A cura della Redazione di www.secsolution.it

 

Estinzione incendi: in fase di inchiesta pubblica un progetto di norma

13/09/2015

MILANO – Fino al prossimo 8 settembre sono in fase di inchiesta pubblica preliminare sei nuovi progetti di norma UNI. Uno di questi progetti riguarda la Commissione Trasporto guidato su ferro e intende definire i criteri per la progettazione, installazione, validazione e manutenzione dei sistemi fissi di rilevazione ed estinzione incendi destinati a essere installati a bordo dei veicoli ferroviari, nonché i relativi requisiti tecnici e prestazionali applicabili. Rappresenta la revisione della UNI 11565:2014, resa necessaria dalla necessità di modificare alcuni parametri di misurazione (temperature/tempo, ad esempio) e relativi livelli di accettabilità e di alcune caratteristiche fisiche delle attrezzature di prova. http://www.uni.com/

 

A cura della Redazione di www.secsolution.it

Telecamere e controllo dei lavoratori, novità dal Jobs act

13/09/2015

ROMA – Lo scorso 4 settembre, il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva i quattro decreti di attuazione che completano la riforma del lavoro, il cosiddetto Jobs act. Tra questi, uno è relativo alle ispezioni e controllo a distanza dei lavoratori.

Le aziende potranno controllare a distanza i propri lavoratori tramite strumenti come pc, tablet e cellulari senza la necessità di un'intesa sindacale o un'autorizzazione da parte del Ministero del Lavoro. Tali presupposti sono invece necessari per installare sistemi di videosorveglianza o altri sistemi di controllo fissi. É stato così modificato l'art.4 dello Statuto dei lavoratori rispetto alla privacy.

Rimane sempre l'obbligo di informare preventivamente e in maniera completa i lavoratori sulle modalità d'uso degli strumenti e di effettuazione dei controlli, che devono avvenire sempre nel rispetto della privacy. In base a queste condizioni, le informazioni che l'azienda acquisisce possono essere utilizzate anche a fini disciplinari, compreso il licenziamento.
www.corriere.it

A cura della Redazione di www.secsolution.it

Rivelatori di fumo: in lingua italiana la norma europea UNI EN 54-12

13/09/2015

MILANO – E' stata pubblicata in lingua italiana la norma europea UNI EN 54-12, che specifica i requisiti, metodi di prova e criteri di prestazione per rivelatori lineari di incendio dotati di un raggio ottico che rivela il fumo con l’attenuazione e/o le variazioni di attenuazione di un raggio ottico, da impiegarsi in sistemi di rivelazione e di segnalazione di incendio installati negli edifici. UNI EN 54-12:2015 “Sistemi di rivelazione e di segnalazione di incendio - Parte 12: Rivelatori di fumo - Rivelatori lineari che utilizzano un raggio ottico è disponibile sia in formato elettronico, sia in formato cartaceo.

 

A cura della Redazione di www.secsolution.it

Direttiva ATEX, impianti nei luoghi con pericolo di esplosione

13/09/2015

MILANO – Sono considerati ambienti potenzialmente esplosivi quei luoghi di lavoro in cui vi è  presenza di sostanze infiammabili allo stato di gas, vapori, nebbie o polveri e di potenziali sorgenti di innesco che possano diventare efficaci in presenza dei lavoratori.

La direttiva ATEX 1999/92/CE è relativa alle prescrizioni minime per il miglioramento della tutela dei lavoratori che, nel luogo di lavoro, possono essere esposti al rischio di atmosfere esplosive dovute alla presenza di gas, vapori o nebbie e/o polveri combustibili. Essa si riferisce a diversi generi di attività poiché il rischio di esplosione, connesso generalmente all’impianto, dipende da cause elettriche e non elettriche. Il DLgs n. 81/08, titolo XI - Protezione da atmosfere esplosive, che ha sostituito il DLgs 233/03, riguarda i requisiti minimi per il miglioramento della tutela, della sicurezza e della salute dei lavoratori esposti al rischio di atmosfere esplosive (direttiva ATEX 1999/92/CE).

 

A cura della Redazione di www.secsolution.it

Videosorveglianza: considerazioni sul tema del tempo di conservazione delle immagini

13/09/2015

ROMA – Riportiamo un breve estratto di un articolo apparso su “Prevenzione rapine e furti”, il cui autore commenta la recente decisione dell’Autorità Garante della Privacy di avallare la richiesta di un'importante catena di boutiques e gioiellerie, a cui è stato consentito di prolungare il tempo di conservazione delle immagini del sistema di videosorveglianza a sette mesi. L'adozione di sistemi di videoanalisi intelligente è stata permessa a condizione che siano rispettati precisi requisiti e specifiche condizioni. Il Garante, di fronte all’esigenza di verifica delle differenze inventariali di questo grande marchio del lusso, ha consentito che le immagini possano quindi essere conservate per un mese oltre i sei dopo i quali devono essere svolte le operazioni di inventario.

Il richiedente ha motivato la richiesta con diverse ragioni. Tra queste, si segnala una motivazione alquanto singolare, avallata dal Provvedimento dell’Autorità Garante. Il richiedente avrebbe sostenuto che il recente incremento di furti alle gioiellerie, legato “anche alla diminuzione delle rapine alle banche”, avrebbe esposto maggiormente il settore al rischio criminale. L'autore del testo ritiene “sorprendente” che sia stata avvalorata una simile valutazione e che, a fronte della gravità di fatti criminali che hanno coinvolto altre categorie merceologiche, come i farmacisti, le tabaccherie o i compro-oro, il limite di una settimana per la conservazione delle immagini sia inadeguato. Auspica quindi che questo delicato tema venga affrontato in modo diverso e che l’Autorità Garante ripensi alle eccessive limitazioni aumentando a un mese il tempo di conservazione delle immagini ed evitando ai tantissimi soggetti oggi a rischio di esperire ognuno una procedura di Verifica preliminare, lunga, lenta e costosa.

 

A cura della Redazione di www.secsolution.it

 

Saet Italia - Privacy e Videosorveglianza in condominio: disposizioni

Il vicino di casa può installare una telecamera che riprende l'ingresso del proprio appartamento o il posto auto? Chi può accedere ai dati del conto corrente del condominio?

09/09/2015

Le informazioni sui morosi possono essere affisse nella bacheca o comunicate a soggetti esterni? Quali dati possono essere diffusi?

Sono numerosi i quesiti che sorgono nella vita di ogni condominio. Spesso semplici dubbi o errate interpretazioni normative possono sfociare in spiacevoli discussioni o , addirittura, in cause civili e penali.

Proprio per facilitare un dialogo equilibrato tra tutti gli "abitanti" del condominio - dai condomini agli inquilini in affitto, dal portiere ai fornitori esterni - il Garante della Privacy ha predisposto un sintetico manuale che affronta i temi più caldi in materia di trattamento di dati personali: Il condominio e la privacy.

Il vademecum prende in esame i casi che più frequentemente emergono nella vita condominiale, dall'assemblea all'accesso agli archivi, dalle comunicazioni agli interessati ai rapporti con l'amministratore.

La guida tiene conto anche delle novità introdotte dalla recente riforma del condominio, entrata in vigore nel 2013, e offre le prime risposte ad alcuni dei quesiti già pervenuti al Garante in merito alla corretta applicazione delle nuove norme, come quelle relative al cosiddetto "condominio digitale".

«È davvero importante - sottolinea il Presidente dell'Autorità, Antonello Soro - garantire un giusto livello di riservatezza nei rapporti condominiali e tra vicini di casa nella vita di ogni giorno. Bisogna fare in modo, però, che la tutela della privacy non sia usata come pretesto per limitare la trasparenza nella gestione condominiale, omettendo dati che tutti i condomini devono poter conoscere».

Il Vademecum.


Per un riepilogo generale delle info sui Vademecum privacy per la TVCC;

http://www.saetitalia.it/prodotti/vademecum-privacy-per-la-tvcc-528.html

All’Assemblea di ANIE Sicurezza confermata la crescita nel 2014

05/07/2015

Milano, 3 luglio 2015 - Si è tenuta ieri l’assemblea generale di ANIE Sicurezza, l’associazione che all’interno della Federazione rappresenta le imprese attive nei comparti dell’antintrusione, del controllo accessi, della videosorveglianza, della rivelazione automatica incendio e della building automation. L’evento è stato occasione per tracciare il bilancio di un anno, il 2014, positivo sia per quanto riguarda i risultati economici di comparto registrati per le molteplici attività che hanno coinvolto gli associati.

 

A cura della Redazione di www.securindex.com

Garante Privacy alle Camere: sì ai controlli a distanza del Jobs Act, no alla profilazione

05/07/2015

Nella relazione annuale alle Camere dell’Autorità Garante dei Dati Personali, il presidente Soro si è limitato a evidenziare i rischi per la privacy dei lavoratori che potrebbero derivare dal Jobs Act, smentendo le previsioni di un attacco frontale alle possibilità di controlli a distanza sui sistemi elettronici in uso sul posto di lavoro.

Questo il passaggio del discorso del 23 giugno: “Nei rapporti di lavoro il crescente ricorso alle tecnologie nell’organizzazione aziendale, i diffusi sistemi di geolocalizzazione e telecamere intelligenti hanno sfumato la linea – un tempo netta – tra vita privata e lavorativa. È auspicabile che il decreto legislativo all’esame delle Camere sappia ordinare i cambiamenti resi possibili dalle innovazioni in una cornice di garanzie che impediscano forme ingiustificate e invasive di controllo, nel rispetto della delega e dei vincoli della legislazione europea. Un più profondo monitoraggio di impianti e strumenti non deve tradursi in una indebita profilazione delle persone che lavorano. Nel settore privato, abbiamo avviato puntuali accertamenti per verificare il rispetto delle prescrizioni, a suo tempo impartite alle banche, al fine di innalzare i livelli di sicurezza dei sistemi e dei dati dei correntisti.  La sicurezza del resto ha un ruolo centrale nel nuovo Regolamento UE – giunto alla fase finale – che spinge, tra l’altro, verso l’adozione di modelli che incorporano la sicurezza dei dati direttamente nelle tecnologie, promuove valutazioni di impatto ed analisi dei rischi ed assegna alle Autorità nuovi e rilevanti compiti come nel caso dei sistemi di certificazioni europee”.

 

A cura della Redazione di www.securindex.com

Seminario SAET Milano: SICUREZZA DEGLI EDIFICI E DOMOTICA - Linee guida e compiti in fase di progettazione, 2 luglio 2015 h. 14.00

02/07/2015

Direttive, strumenti e indicazioni pratiche nell'attività di progettazione degli impianti di domotica

[Logo_SAET_Milano]

Il Seminario si pone l'obiettivo di fornire i primi strumenti di valutazione, analisi e attuazione utili al progettista in fase di realizzazione di un impianto di domotica, con integrazione con un impianto di sicurezza.
Il Seminario si pone, altresì, l'obiettivo di fornire una panoramica sul tema della Privacy e sulle interrelazioni con i sistemi di videosorveglianza: definizioni, raccolta dei dati e relative responsabilità.

Relatori:
William Ezio Ferrari, AD SAET Milano
Davide Crosetto, Marketing Manager Tervis Gruppo SAET
Riccardo Tonelli, Security Manager

 

giovedì 2 luglio 2015
h. 14:00 – 18:00
c/o Sala Conferenze del Collegio Geometri e Geometri Laureati di Monza e Brianza
Via G. Ferrari, 39 – Monza

 

Evento organizzato in collaborazione con il Collegio Geometri e Geometri Laureati di Monza e Brianza e G.M.B. SRL Società di Servizi del Collegio.


La partecipazione è libera e gratuita.
Occorre cortesemente registrarsi: anna.somma@saetmilano.it, tel. 02 2440294.

 

Locandina e programma.

Intervento Crosetto Sicurezza e Domotica
Intervento Tonelli Privacy

Seminario SAET Milano: SICUREZZA DEGLI EDIFICI - Linee guida e compiti in fase di progettazione, 25 giugno 2015 h. 14.00

02/07/2015

Direttive, strumenti e indicazioni pratiche nell'attività di progettazione dei sistemi di sicurezza
 

Il Seminario si pone l'obiettivo di fornire i primi strumenti di valutazione, analisi e attuazione utili al progettista in fase di realizzazione di un impianto integrato di sicurezza per la protezione di un edificio.
In quest'ottica, il Seminario si pone, altresì, l'obiettivo di fornire una panoramica della normativa di riferimento e di illustrare come la progettazione di un impianto di sicurezza accresca il valore instrinseco di un edificio.

Relatori:
William Ezio Ferrari, AD SAET Milano
Riccardo Tonelli, Security Manager

 

giovedì 25 giugno 2015
h. 14:00 – 18:00
c/o Sala Conferenze del Collegio Geometri e Geometri Laureati di Monza e Brianza
Via G. Ferrari, 39 – Monza

 

Evento organizzato in collaborazione con il Collegio Geometri e Geometri Laureati di Monza e Brianza e G.M.B. SRL Società di Servizi del Collegio.


La partecipazione è libera e gratuita.
Occorre cortesemente registrarsi: anna.somma@saetmilano.it, tel. 02 2440294.

 

Locandina e programma.
Intervento Tonelli Riferimenti normativi

Intervento Ferrari Panoramica tecniche progettazione

HUB : Droni e Sicurezza, nuovi mercati si aprono

23/06/2015

S News incontra Luciano Castro, Presidente della manifestazione Roma Drone 2015, tenutosi all’Aeroporto dell’Urbe.

Quali messaggi, soprattutto sotto il profilo della sicurezza, vengono lanciati in questa manifestazione?
“La presenza, qui, delle Forze Armate, dell’Aeronautica Militare e dell’Esercito che presentano i loro droni di punta, quelli che utilizzano per la sicurezza soprattutto su teatri esteri; la presenza della Polizia di Stato, con il suo nuovo Fly Secur, il drone con cui inizieranno una sperimentazione; la Croce Rossa, che ha acquisito moltissimi droni per poterli utilizzare nelle loro missioni di soccorso in Italia e all’estero: tutto questo dimostra che c’è una grande attenzione, una grande potenzialità nel settore della sicurezza, nell’utilizzo dei droni, droni che potranno essere utilizzati per aumentare la sicurezza di tutti noi”.

E quindi l’informazione passa attraverso...?
“Attraverso una serie di appuntamenti e ne avremo uno presto, con l’HUB delle Tecnologie di Napoli, Giovedì 25 Giugno, che riguarda proprio anche l’utilizzo dei droni nella sicurezza, per poter far conoscere al mondo della sicurezza ‘tradizionale’, della vigilanza e della prevenzione un nuovo strumento, una nuova tecnologia che può essere applicata e messa in sinergia con quelle classiche per aumentare la sicurezza globale”.

In effetti, come noi siamo vostri partners qui al Roma Drone, voi sarete con noi all’Hub delle Tecnologie, il 25 giugno a Napoli. Qual è il messaggio che porterà?
“Il messaggio è che i droni possono sicuramente cambiare il volto della sicurezza. Essendo degli elementi sofisticati, ma anche molto versatili e molto più economici di altri strumenti che sono stati utilizzati o che vengono utilizzati, potranno fornire nuovi servizi e quindi aprire nuovi mercati”.

 

A cura della Redazione di S News

SAET Milano su www.securindex.com

SAET organizza due seminari per la sicurezza degli edifici in fase di progettazione.
 

SAET Milano, storica società operante da oltre vent’anni nel settore dei sistemi di sicurezza e controllo in ambito industriale, commerciale e civile, organizza in collaborazione con il Collegio dei Geometri e Geometri Laureati di Monza e Brianza due Seminari sul tema "SICUREZZA DEGLI EDIFICI E DOMOTICA – Direttive, strumenti e indicazioni pratiche nell’attività di progettazione dei sistemi di sicurezza".

I Seminari hanno l’obiettivo di fornire i primi strumenti di valutazione, analisi ed attuazione utili al progettista in fase di realizzazione di un impianto integrato di sicurezza per la protezione di un edificio.

Nel primo Seminario (25 giugno: relatori Riccardo Tonelli - Security Manager, William Ezio Ferrari - A.D. SAET Milano Sistemi di Sicurezza e Controllo) verrà fornita una panoramica della normativa di riferimento e verrà illustrato come la progettazione di un impianto di sicurezza accresca il valore intrinseco di un edificio.

Nel secondo Seminario (2 luglio: relatori Riccardo Tonelli - Security Manager, William Ezio Ferrari - A.D. SAET Milano Sistemi di Sicurezza e Controllo, Davide Crosetto - Marketing Manager Tervis srl - Gruppo SAET) verrà affrontato il tema della Privacy e le interrelazioni con i sistemi di videosorveglianza: definizioni, raccolta dei dati e relative responsabilità.

 

La notizia sul sito:
http://www.securindex.com/news/leggi/1117/saet-organizza-due-seminari-per-la-sicurezza-degli-edifici-in-fase-di-progettazione

 

Saet Italia: Privacy e Videosorveglianza in condominio - disposizioni

Il vicino di casa può installare una telecamera che riprende l'ingresso del proprio appartamento o il posto auto? Chi può accedere ai dati del conto corrente del condominio? Le informazioni sui morosi possono essere affisse nella bacheca o comunicate a soggetti esterni? Quali dati possono essere diffusi?

Sono numerosi i quesiti che sorgono nella vita di ogni condominio. Spesso semplici dubbi o errate interpretazioni normative possono sfociare in spiacevoli discussioni o , addirittura, in cause civili e penali.

Proprio per facilitare un dialogo equilibrato tra tutti gli "abitanti" del condominio - dai condomini agli inquilini in affitto, dal portiere ai fornitori esterni - il Garante della Privacy ha predisposto un sintetico manuale che affronta i temi più caldi in materia di trattamento di dati personali: Il condominio e la privacy.

Il vademecum prende in esame i casi che più frequentemente emergono nella vita condominiale, dall'assemblea all'accesso agli archivi, dalle comunicazioni agli interessati ai rapporti con l'amministratore.

La guida tiene conto anche delle novità introdotte dalla recente riforma del condominio, entrata in vigore nel  2013, e offre le prime risposte ad alcuni dei quesiti già pervenuti al Garante in merito alla corretta applicazione delle nuove norme, come quelle relative al cosiddetto "condominio digitale".

«È davvero importante - sottolinea il Presidente dell'Autorità, Antonello Soro - garantire un giusto livello di riservatezza nei rapporti condominiali e tra vicini di casa nella vita di ogni giorno. Bisogna fare in modo, però, che la tutela della privacy non sia usata come pretesto per limitare la trasparenza nella gestione condominiale, omettendo dati che tutti i condomini devono poter conoscere».

Il Vademecum

Il condominio e la privacy  è suddiviso in otto capitoletti: l'amministratore; l'assemblea; la bacheca condominiale; la gestione trasparente del condominio; la videosorveglianza; il condominio digitale; il diritto di accesso ai propri dati e altri diritti; ulteriori chiarimenti. Un breve glossario dei termini più usati in ambito condominiale e una sezione con i riferimenti ai principali provvedimenti in materia chiudono il manuale.

la nuova norma ha per oggetto le delibere dell’assemblea riguardanti l’installazione di impianti di “ videosorveglianza” limitandosi a indicare i relativi quorum maggioritari necessari affinché la decisione sia assunta validamente. Non sono forniti chiarimenti su quale tipologia di impianto si riferisca, salvo l’indicazione che il sistema deve consentire la visione dei luoghi condominiali;
la norma si occupa della “videosorveglianza delle parti comuni” non occupandosi del luogo ove l’impianto è installato. Pertanto, le prescrizioni vanno applicate perché le “parti comuni” sono oggetto di videosorveglianza, a prescindere dal punto in cui sono installati i dispositivi , che potrebbe anche essere non in comune;
se necessario, si possono applicare le regole riguardanti il cosiddetto “condominio parziale”, in base alle quali, se il bene e/o l’impianto fornisca utilità solo a un gruppo di condomini, la ripartizione dei costi di esercizio e/o di conservazione deve essere effettuata all’interno dei relativi componenti, esclusi i soggetti che non ricevono la predetta utilità;
l’adozione della decisione risulta di competenza dei condomini, intesi come proprietari/intestatari delle porzioni di piano comprese nell’edificio, con l’esclusione implicita di altre tipologie di “abitanti”, a partire dagli eventuali conduttori/ inquilini. Tale esclusione è incomprensibile se si considerano gli aspetti relativi alla tutela della “privacy”, la quale va certamente riferita anche a coloro che stabilmente abitano l’edificio, senza esser necessariamente titolari di diritti immobiliari. Il problema era stato già esaminato dal Garante della privacy il quale, in un suo provvedimento del 13 maggio 2008 (“Segnalazione al Parlamento e al Governo sulla videosorveglianza nei condomini”), evidenziava che non era chiaro «se l’installazione di sistemi di videosorveglianza possa essere effettuata in base alla sola volontà dei proprietari… o se rilevi anche la volontà di coloro che rivestono la qualità di conduttori».

In ogni caso, a prescindere dalla validità della delibera assembleare, l’installazione del sistema di videosorveglianza deve rispettare i principi espressi dal Garante della privacy il 29 aprile 2004, secondo i quali:

l’installazione della videosorveglianza all’interno di edifici abitativi, benché non sia soggetta al Codice quando i dati non sono comunicati sistematicamente o diffusi, richiede comunque l’adozione di cautele a tutela dei terzi (art. 5, comma 3, D.Lgs. 196/2003);
nel caso di ripresa video di aree private ( effettuata da singoli soggetti), al fine di evitare di incorrere nel reato di interferenze illecite nella vita privata (art. 615-bis cod. pen.), l’angolo visuale delle riprese deve essere limitato ai soli spazi di esclusiva pertinenza, per esempio antistanti l’accesso all’abitazione, escludendo ogni forma di ripresa anche senza registrazione di immagini relative ad aree comuni (cortili, pianerottoli, scale, garage comuni) o antistanti l’abitazione di altri condomini;
nel caso di utilizzazione di un sistema di ripresa di aree condominiali da parte di più condomini o del condominio, l’installazione dei relativi impianti è ammissibile esclusivamente in relazione all’esigenza di preservare la sicurezza di persone e la tutela di beni da concrete situazioni di pericolo, di regola costituite da illeciti già verificatisi, oppure nel caso di attività che comportano, per esempio, la custodia di denaro, valori o altri beni (recupero crediti, commercio di preziosi o di monete aventi valore numismatico). In quest’ultimo caso va effettuata la necessaria valutazione di proporzionalità (cfr. art. 11, Codice privacy) in rapporto ad altre misure già adottate o da adottare (per esempio, sistemi comuni di allarme, blindatura o protezione rinforzata di porte e portoni, cancelli automatici, abilitazione degli accessi).
restano ovviamente validi i precetti relativi alla “ informativa”, che va effettuata mediante l’esposizione – nei luoghi oggetto della ripresa video – di cartelli di avvertimento visibili anche di notte se le telecamere lavorano in orario notturno, e di uno specifico avviso se sono collegate alle forze dell’ordine o a istituti di vigilanza. Il limite di conservazione delle immagini è di 24 ore, fatte salve specifiche esigenze di natura giudiziaria.

Per un riepilogo generale delle info sui Vademecum privacy per la TVCC;

http://www.saetitalia.it/prodotti/vademecum-privacy-per-la-tvcc-528.html

A cura di SAET Italia

 

Segni di risveglio, industria protagonista

«Ho cercato di dare un contributo al cantiere di un paese più moderno e a misura d’impresa». Giorgio Squinzi è arrivato alla fine del suo discorso all’assemblea di Confindustria, che quest’anno ha voluto all’Expo. È l’industria, in particolare la piccola e media impresa, «la chiave italiana per svoltare», quella realtà che «si sta cambiando l’abito in corsa», ha «tutte le carte in regola per crescere e rafforzare il nostro ruolo di hub manifatturiero». Abbiamo tra le 15 e le 20mila Pmi che esportano, fanno innovazione, cercano finanza per crescere, assumono talenti, ha detto Squinzi: da qui devono nascere le «nuove multinazionali tascabili e i grandi campioni industriali dei prossimi anni».

È la battaglia che ha condotto da quando è arrivato al vertice di Confindustria, un impegno che i duemila invitati gli hanno riconosciuto, con un lunghissimo applauso finale e una standing ovation: mettere l’industria al centro, come motore della crescita. La politica industriale è tornata ad essere al centro dell’agenda dei governi: «La politica e l’economia sembrano consapevoli che produrre e non speculare sia l’unica strada ragionevole per una crescita non effimera». I segnali di risveglio ci sono, ma «il crinale tra crescita e stagnazione è assai sottile». Quindi vanno consolidati, con un contesto favorevole. Squinzi non ha voluto bussare alla porta dell’esecutivo: «Non ho richieste né intendo lamentarmi con il governo di alcunché». L’unica, ha aggiunto, è «semplicemente di non smarrire la determinazione, perché è la precondizione necessaria, indispensabile, per cambiare il paese e perché i compiti sono molto, ma molto impegnativi». Bisogna liberare il mercato dalle rendite monopolistiche e la presenza eccessiva della mano pubblica in servizi che si potrebbero aprire alla concorrenza. La determinazione, ha sottolineato Squinzi, sarà fondamentale nella riduzione della spesa pubblica, «su cui non si avverte alcun segno di inversione».

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Ma lo preoccupa quella cultura anti-industriale così radicata: «Batterla è la riforma più difficile». Anche con questo governo, «che pure pare più attento», la «manina anti-impresa» ogni tanto si esercita nelle pieghe dei provvedimenti. I reati ambientali, il nuovo falso in bilancio, nuove autorizzazioni varie, il canone sugli imbullonati o la Tasi sull’invenduto, in generale una giurisprudenza studiata contro l’impresa. La realtà delle aziende dovrebbe essere considerata invece «patrimonio nazionale». In Italia, ha aggiunto Squinzi, qualsiasi progetto nuovo porta con sé un comitato contrario. «Questo non si risolve per legge, la semplificazione si costruisce nella cultura e nei comportamenti collettivi».

Squinzi ha citato Papa Bergoglio: «Stiamo vivendo non tanto un’epoca di cambiamenti, ma un cambiamento d’epoca». Gli imprenditori lo sanno che devono innovare di più, investire, fare formazione. «Molto resta da fare, ma molto è stato fatto». Le imprese «hanno cambiato rotta e fatto tesoro degli errori del passato». Ora occorre che lo facciano anche altri protagonisti. Dentro i confini, oltre alla determinazione del governo ad andare avanti, Squinzi si è rivolto al sindacato: vanno realizzate relazioni industriali moderne. La riforma del lavoro va nella giusta direzione. Ma se non riparte la domanda interna è difficile rilanciare l’occupazione. I sindacati sulla riforma hanno valutazioni diverse, ma su un punto va trovata «sintonia»: rendere più conveniente il contratto a tempo indeterminato è una scelta di fondo che contrasta la precarietà. «Sarebbe un errore non condividere questa scelta e un danno peggiore subire campagne sindacali, azienda per azienda, per riconquistare con la forza ciò che secondo qualcuno è stato tolto per legge». Sarebbe un altro errore, dopo l’accordo sulla rappresentanza, non completare le regole, mettendo ordine sulla contrattazione in vista dei rinnovi, se si vuole mantenere la propria autonomia, evitando leggi. Bisogna legare in modo «più forte e stringente» salari e produttività, i contratti nazionali devono accompagnare questo cambiamento, evitando che i due livelli si sommino. Ed anche approfondire il tema del welfare, «il terreno più sfidante delle moderne relazioni industriali».

Fuori dai confini, è l’Europa che deve cambiare: «È pesante, lenta e divisa». L’unica istituzione che agisce per il rilancio dell’economia è la Bce di Mario Draghi. «Ma questa non può sostituirsi all’Unione degli Stati». All’Europa «manca l’anima e il cuore. Quella di oggi non è l’Europa che mi piace». È diventato il Continente della bassa crescita, aggrappato ad un «rigorismo eccessivo». Anche la questione della Grecia, se fosse stata affrontata all’inizio, sarebbe già stata risolta. «Il campo su cui si farà l’Unione vera, su cui terrà la moneta unica, sono il lavoro e lo sviluppo, con un progetto comune». E sarebbe un importante segnale di fiducia se la Commissione fornisse più elementi sui 300 miliardi del piano Juncker.

L’Italia ha la credibilità per essere protagonista di questa nuova stagione. E le imprese sono pronte, con «proposte all’altezza delle sfide». Qualcosa, e non poco, si muove ha detto Squinzi. Sono state varate e avviate riforme frutto anche dell’impegno di Confindustria: i 40 miliardi di euro pagati dalla Pa, i 5,6 miliardi di riduzione dell’Irap, i 2,6 miliardi di abbattimento degli oneri sociali nel 2015, la moratoria sui debiti bancari , il decreto Poletti e il jobs act, la delega fiscale, «anche se la pressione è a livelli intollerabili, vero ostacolo a nuovi investimenti e ad una crescita duratura». In questo scenario Squinzi ha rivendicato il ruolo dei corpi intermedi: ci sono malesseri e difficoltà, ma «la democrazia e lo sviluppo senza le imprese e le loro libere associazioni non si possono realizzare». Stiamo cambiando le nostre associazioni, ha detto Squinzi. E nelle conclusioni ha ripreso il Nobel Amartya Sen: «Ho sempre creduto in questo paese, convinzione che non mi ha mai abbandonato, perché l’ho condivisa con voi». Parole sostenute da un lungo e caloroso applauso.

A cura della Redazione di www.ilsole24ore.com

Balestrero : il Jobs Act e l’impatto sul settore vigilanza

Al Convegno “Il Jobs Act: una visione d’insieme” organizzato da ASSIV, che ha visto una folta platea partecipare con attenzione ed interesse, S News incontra Matteo Balestrero, Presidente ASSIV.

ASSIV e il Jobs Act: perché questo convegno?
“Era dovuto. Il Jobs Act è una norma potenzialmente rivoluzionaria. Basti pensare che fino a poco tempo fa il tema era sostanzialmente tabù.

Il Governo ha avuto grande coraggio a mettervi mano. Io sono convinto che possa avere un impatto molto significativo anche sul nostro settore, considerando che le nostre sono aziende tipicamente “labour intensive”. È chiaro che i nostri sono servizi di grande delicatezza, quindi gli effetti potrebbero essere molto importanti, e ci sembrava assolutamente doveroso andare ad esplorarli tutti insieme ad una personalità come il Prof. Riccardo del Punta, che è certamente un grandissimo esperto in materia”.

Quale la risposta da parte degli associati e quale la vostra visione sul provvedimento?
“Il provvedimento indiscutibilmente ci piace molto; abbiamo grandissime aspettative, non soltanto su quelli che potrebbero essere i riflessi occupazionali, quindi per quello che è il tema del lavoro. Il Jobs Act può essere una scintilla che mette in moto un meccanismo virtuoso di cui il Paese ha assolutamente bisogno. Abbiamo applaudito alla scelta del Governo: ci sembra un provvedimento giusto e siamo certi che i risultati saranno assolutamente positivi”.

Quindi prevede che, da parte delle aziende e degli imprenditori della vigilanza, questo agevoli nuove assunzioni?
“Io credo e spero di sì perché vorrebbe dire che c’è un’inversione di tendenza del mercato e quindi che ci sono delle nuove commesse. Credo che il Jobs Act, unitamente alla decontribuzione che è contenuta nella legge di stabilità di fine anno, siano due elementi che certamente spingeranno moltissimo le stabilizzazioni e, perché no, anche contribuire a far guardare agli imprenditori con maggior ottimismo il futuro”.

Considerata anche la grande flessibilità che introduce, secondo lei, potrebbe anche essere uno stimolo per le aziende straniere della vigilanza a venire in Italia ed investire nel mercato italiano?
“È possibile che questo accada: il processo che si è attivato, qualche anno fa, con la qualificazione del settore, con il DM269 a cui è seguito il DM115 ed ora anche con la flessibilità in uscita, ha certamente creato delle condizioni più attraenti, di maggiore interesse per le aziende straniere, ma noi siamo pronti a cogliere la sfida e quindi poter competere ad armi pari, anche sui mercati internazionali”.

a cura di Monica Bertolo

a cura della Redazione di www.snewsonline.com

Videosorveglianza in casa, quando si applica la normativa privacy

28/05/2015

Anticipiamo alcuni stralci dell’articolo di Patrizia Meo – consulente Privacy & DPO, autore della pubblicazione "Privacy Audit: Checklist di valutazione sulle misure adottate dall’azienda in tema di protezione dei dati personali" - a commento della sentenza C212/13 della Corte di Giustizia Europea che verrà pubblicato in essecome n. 6/2014:

“Si possono installare le telecamere private per la salvaguardia della propria abitazione a condizione che non venga ripresa la strada pubblica. Il rischio è quello di violare la privacy. In questo caso, infatti, l’attività viene classificata come trattamento dati e va applicata la direttiva 95/46 relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione dei dati, recepita in Italia con Dlgs n. 196/2003 ("Codice in materia di protezione dei dati personali"). Quindi, "vista" limitata alle telecamere!

La recente sentenza della Corte di Giustizia Europea (C-212/13) sull’installazione della videosorveglianza sulla propria abitazione, riaccende il dibattito in merito alle riprese ai fini personali e, più in particolare, ponendo il dubbio se le medesime rientrano o meno nel campo d’applicazione della Direttiva Europea sulla Privacy (95/46/CE), recepita in Italia con il D.lgs 196/03 (Codice Privacy). L’art. 3 paragrafo 2 della Direttiva prevede che questa non si applica al trattamento di dati personali effettuati da una persona fisica per l’esercizio di attività a carattere "esclusivamente personale o domestico".

Nel caso in esame, la Corte di Giustizia è stata chiamata a pronunciarsi su un episodio accaduto nella Repubblica Ceca, in cui un cittadino privato aveva installato un sistema di videosorveglianza a seguito di alcuni eventi di vandalismo contro la sua abitazione. Le immagini registrate sono servite ad individuare gli autori, i quali hanno contestato la legittimità delle registrazioni e l’Ufficio per la tutela dei dati personali ha dato ragione ai ricorrenti. Il proprietario del sistema avverso questa decisione presenta ricorso alla Corte Suprema Amministrativa della Repubblica Ceca che, prima di pronunciarsi, sottopone la questione interpretativa ai giudici di Lussemburgo, chiedendo «se il fatto di tenere in funzione un sistema di videocamera installato su un’abitazione familiare allo scopo di proteggere la proprietà, la salute e la vita dei proprietari possa rientrare nell’ambito della direttiva europea sulla privacy oppure se l’attività è lecita e, quindi, consentita al privato senza particolari obblighi (informativa e consenso).»

La Corte di Giustizia chiarisce, in primo luogo, che le riprese con la telecamera rappresentano un trattamento di dati personali, in quanto l’immagine di una persona registrata da una telecamera consente di identificare la persona interessata e costituisce un trattamento automatizzato.”

Per maggiori informazioni: www.patriziameo.it

A cura della Redazione di www.securindex.com

Security manager: pubblicata la nuova norma UNI 10459

A venti anni dalla pubblicazione precedente, è uscita ora la nuova edizione della norma UNI 10459 sui requisiti del professionista della security aziendale. La nuova versione presenta molte novità rispetto a quella vecchia: ha una impostazione completamente rivista e maggiormente articolata per renderla adeguata all’attuale contesto sociale ed economico e aggiunge considerazioni sull’attuale contesto legislativo inquadrandosi nell’ambito della legge 4/2013 sulle professioni non ordinistiche. Inoltre la norma è stata allineata allo schema delle norme sulle professioni non regolamentate, conformemente alle linee guida di indirizzo che l’UNI ha definito nell’aprile 2011.
Per ulteriori informazioni clicca qui

A cura della Redazione di www.securindex.com

Garante della Privacy: sì alla conservazione "lunga" delle immagini in farmaceutica

28/05/2015

Il Garante per la protezione dei dati personali comunica: Una multinazionale farmaceutica potrà conservare fino a sessanta giorni le immagini riprese dal sistema di videosorveglianza presso uno dei suoi stabilimenti di produzione nel caso in cui si riscontrino anomalie durante una particolare fase di riempimento in ambiente asettico dei flaconi (attività cosiddetta di Mediafill) utilizzati nella produzione di cefalosporine iniettabili [doc. web n. 3822691].

La videosorveglianza "lunga" richiesta dalla multinazionale consentirà di rivedere le operazioni in caso di esito non conforme delle prove di Mediafill (per esempio, contaminazione biologica del processo produttivo) e per identificare l'operazione che ne ha determinato la non conformità.

Considerata la peculiarità delle attività svolte dalla società farmaceutica (anche in riferimento a regole tecniche e raccomandazioni adottate a livello internazionale) e la finalità perseguita di tutela della salute pubblica (ai sensi del Codice privacy e del provvedimento generale dell'8 aprile 2010 in materia di videosorveglianza), il Garante ha ritenuto lecita l'estensione dei tempi di conservazione delle immagini.

Le immagini saranno riprese da telecamere manuali o da telecamere fisse, entrambe con raggio d'azione limitato quanto più possibile alle inquadrature delle mani degli operatori. Le videoregistrazioni non saranno utilizzate per contestazione di illeciti disciplinari né come strumento di controllo dei lavoratori addetti, che riceveranno idonea informativa.

Ulteriori operazioni di trattamento delle medesime immagini per finalità di addestramento e aggiornamento saranno effettuate adottando ogni cautela affinché le immagini non risultino in alcun modo riconducibili, anche indirettamente, agli operatori. La società ha dichiarato di aver già attivato la procedura di consultazione con le rappresentanze sindacali aziendali in base all'articolo 4 dello Statuto dei lavoratori.

A cura della Redazione di www.securindex.com

Un Vademecum del Garante disciplina il trattamento dati dei lavoratori

25/05/2015

ROMA – Lo scorso 24 aprile il Garante per la protezione dei dati personali ha pubblicato un vademecum in formato digitale che disciplina il trattamento dei dati personali dei lavoratori da parte di soggetti pubblici e privati. Il vademecum, strutturato in modo semplice e con un taglio operativo, detta le regole per la gestione dei dati sensibili dei lavoratori che riguardano vari aspetti, dal cartellino identificativo, alla bacheca aziendale, fino alla pubblicazione del curriculum, dei dati del lavoratore sui siti web e sulle reti interne, dei dati sanitari e biometrici. Sono affrontate anche questioni legate al tema attuale del controllo, della posta aziendale (internet/intranet) e di quelli effettuati per motivi organizzativi o di sicurezza. In particolare si fa riferimento al controllo a distanza, tramite videosorveglianza e geolocalizzazione. Per un approfondimento: www.garanteprivacy.it

 

A cura della Redazione di www.secsolution.it

Cyberattacchi : la sindrome del lunedì - Un aumento massiccio delle rilevazioni di malware si evidenzia il lunedì mattina

19/05/2015

Milano. Un aumento massiccio delle rilevazioni di malware si evidenzia il lunedì mattina, in concomitanza con la ripresa delle attività lavorative degli utenti e il relativo impiego dei loro dispositivi all’interno della rete aziendale, come riporta una nuova ricerca pubblicata all'inizio di questa settimana nel Report Global Threat Intelligence 2015 di NTT. Questa tendenza conferma l'ipotesi secondo la quale il perimetro di sicurezza nelle organizzazioni si sta dissolvendo. Questo perché gli utenti finali, che utilizzano sempre più i propri dispositivi sia all'interno che all'esterno del perimetro di sicurezza aziendale, diventando essi stessi il nuovo confine dell'organizzazione. Ancora più importante, i responsabili IT e della sicurezza non possono più fare affidamento sui perimetri di sicurezza delle reti ben definiti per tutelare le proprie aziende.
L’annuale Global Threat Intelligence Report analizza oltre 6 miliardi di eventi relativi alla sicurezza a livello mondiale raccolti nel corso del 2014 dalle società del gruppo NTT, tra cui Dimension Data, Solutionary, NTT Com Security, NTT R&D e NTT Innovation Institute (NTTi3).
Matthew Gyde, Group Executive per la sicurezza di Dimension Data, afferma che le minacce rivolte agli utenti finali sono sempre più numerose e che, inoltre, le vulnerabilità dipendono in larga misura dai sistemi degli utenti finali, non dai server. "Sembra che gli attacchi di maggior successo si verifichino durante il fine settimana, quando gli utenti e i loro dispositivi si trovano al di fuori dei controlli di sicurezza della rete aziendale. Questo significa che gli strumenti di sicurezza tradizionali sono efficaci per proteggere la rete aziendale, mentre risultano maggiormente a rischio i dispositivi che transitano tra i punti di accesso aziendali e quelli esterni".

A cura della Redazione di www.snewsonline.com


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http://www.snewsonline.com/notizie/sicurezza_it/cyberattacchi_la_sindrome_del_lunedi-3152

Videosorveglianza e tutela dei minori

06/05/2015

Dopo le indagini che hanno permesso alle Forze dell’Ordine e alla Magistratura, grazie all’utilizzo di telecamere e microfoni nascosti, di accertare che, in alcuni asili, i bambini venivano ripetutamente maltrattati e abusati, l’opinione pubblica è divisa tra chi vorrebbe installare sistemi video in ogni aula del paese e chi, invece, ritiene che ciò violerebbe i diritti dei lavoratori. Vediamo come si è espresso a riguardo il Gruppo di Lavoro per la protezione dei dati, organo consultivo della Commissione Europea istituito ai sensi dell’art. 29 della Direttiva 95/46/CE nel 2009.
La questione relativa all’installazione di sistemi di videosorveglianza all’interno degli Istituti scolastici pone in realtà un problema ben più ampio, che non attiene solo alle modalità e finalità del trattamento dei dati personali dei dipendenti e dei soggetti da tutelare, ma allo sviluppo stesso della personalità dei minori coinvolti.

Il Gruppo di Lavoro per la protezione dei dati – organo consultivo della Commissione Europea istituito ai sensi dell’art. 29 della Direttiva 95/46/CE nel 2009 – ha reso il parere n. 2 sulla protezione dei dati personali dei minori, nel quale il problema dell’uso delle telecamere nelle scuole viene affrontato sotto molteplici aspetti.

Occorre preliminarmente evidenziare che il parere analizza i principi generali che guidano la protezione dei dati dei minori, con particolare riferimento ai dati scolastici, considerati critici, e intende fornire un orientamento asettico e scevro da condizionamenti di natura politica agli operatori del settore.

Per minore si intende un essere umano con pari diritti rispetto a ogni altro, incluso quello alla protezione dei propri dati personali, il quale, tuttavia, non avendo ancora raggiunto la piena maturità fisica e psicologica, viene considerato un soggetto debole, da tutelare con particolare attenzione in misura inversamente proporzionale al progredire dell’età.

In buona sostanza, a una tutela che può essere definita massima nel periodo dell’infanzia, fa seguito una progressiva riduzione dell’attenzione con la crescita, fino al raggiungimento della maggiore età.

Poiché l’istruzione è considerata fondamentale per la crescita e la formazione del carattere e della psiche, il trattamento dei dati relativi al percorso scolastico è considerato particolarmente delicato e riferibile a principi che si rinvengono nei principali trattati internazionali sui diritti umani, in particolare la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, la Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti Umani e delle Libertà Fondamentali, la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione e, nello specifico, la Dichiarazione di Ginevra e la Convenzione ONU sui Diritti del Fanciullo, la Convenzione n. 160 del Consiglio d’Europa sull’esercizio dei Diritti dei Minori e la Risoluzione del Parlamento Europeo sulle Strategie per i Diritti dei Minori.

Le dichiarazioni di principio rinvenibili nei richiamati documenti, nella prospettiva generale della protezione dei dati, hanno ispirato le Direttive Europee 95/46/CE e 2002/58/CE sul Trattamento dei Dati Personali.

Il trattamento dei dati degli alunni

Il principio giuridico di base, dal quale trarre le linee guida per il trattamento dei dati degli alunni degli Istituti Scolastici di ogni ordine e grado, a partire dalla scuola dell’infanzia, è l’interesse superiore del minore, che implica il riconoscimento dei seguenti elementi: l’immaturità rende il minore vulnerabile e occorre, quindi, compensare tale situazione con protezione e cure adeguate
il minore può beneficiare effettivamente del diritto allo sviluppo solo grazie all’assistenza o alla protezione altri soggetti.
L’obbligo di provvedere a tale protezione spetta alla famiglia, alla società e allo Stato. È indubbio che a volte, per assicurare un livello adeguato di intervento, sia necessario che i dati personali dei minori siano trattati in lungo e in largo e da più soggetti, soprattutto nei settori assistenziali (istruzione, sicurezza sociale, sanità, ecc.).

Ciò non è tuttavia incompatibile con una protezione adeguata e rafforzata dei dati in tali settori, sebbene vada usata molta cautela nel condividere i dati dei minori, tenendo sempre ben presente il principio della finalità del trattamento.

Ai sensi dell’articolo 16 della Convenzione ONU sui Diritti del Fanciullo, nessun minore può essere oggetto di interferenze arbitrarie o illegali nella vita privata, nella famiglia, nel domicilio o nella corrispondenza, né di affronti illegali al suo onore e alla sua reputazione.

Ne consegue che, anche nel trattamento dei dati scolastici, l’interesse superiore del minore prevarrà su altri interessi che potrebbero porsi in contrasto con tali principi.

Occorre anche tener conto della crescita del minore, che diventa lentamente in grado di partecipare alle decisioni che lo riguardano e deve quindi essere progressivamente informato della possibilità di contribuire alle scelte riguardanti gli aspetti principali della sua vita, incluso il trattamento dei dati personali.

Parere che, ovviamente, non è vincolante per il suo rappresentante (tutore, procuratore, esercente la potestà genitoriale, ecc.) ma del quale si dovrà comunque tenere conto.

I principi fondamentali del trattamento dei dati personali, richiamati dal D.Lgs. 196/2003, come introdotti nell’ordinamento comunitario dalla Direttiva 95/46/CE, incidono chiaramente sulle scelte che riguardano il trattamento dei dati dei minori.

L’obbligo di trattare i dati con lealtà e secondo buona fede, nel caso del minore, dev’essere interpretato rigorosamente e affiancato dal rispetto dei principi di necessità, proporzionalità e pertinenza del trattamento, affinché ogni adempimento sia effettivamente limitato ai soli elementi necessari a garantirne l’espletamento.

Conservazione e obbligo di correttezza

Per quanto riguarda la conservazione dei dati e l’obbligo di correttezza e aggiornamento degli stessi, i responsabili del trattamento devono tener conto della rapidità con la quale le informazioni sul minore diventano obsolete e irrilevanti rispetto alle finalità della raccolta.

In tal caso, la cautela deve consistere anche nel garantire al minore il diritto all’oblio, eliminando i dati che non sono più strettamente necessari a perseguire le finalità individuate.

La tutela del minore è quindi al centro dell’intera attività di prevenzione e culmina con la facoltà di poter essere ascoltato dalle Autorità competenti qualora l’autore della violazione od omissione sia lo stesso responsabile del trattamento che avrebbe dovuto tutelarlo.

Il parere reso dal Gruppo costituito ai sensi dell’art. 29 pone l’attenzione proprio sul trattamento dei dati effettuato tramite impianti di videosorveglianza, evidenziando alcuni elementi.

I sistemi di videosorveglianza, soprattutto se comportanti la registrazione delle immagini e non semplicemente il controllo da remoto con operatore, possono incidere sulle libertà personali e devono essere consentiti (oltre che autorizzati) solo se le medesime finalità non possono essere perseguire con strumenti meno invasivi.

Se il legittimo sentimento di protezione da accordare a ogni fanciullo induce a ritenere prioritario lo scopo della tutela rispetto ad altri interessi, occorre tenere presente che l’uso di sistemi di videosorveglianza pone una serie di problemi di ordine non secondario.

Innanzitutto, il ricorso a sistemi TVCC all’entrata e all’uscita delle scuole, oltre che per il controllo del perimetro, non riguarda solo la popolazione scolastica, ma tutti quei soggetti che nei locali della scuola e nelle immediate pertinenze transitano quotidianamente, ad esempio per accompagnare o riprendere i bambini.

Inoltre, all’interno di corridoi e aree comuni, il trattamento riguarda anche il personale dipendente, sia docente che ausiliario e impiegatizio, con tutti i problemi connessi alla tutela dei diritti dei lavoratori.

Infine, ma non per questo di minore importanza e rilievo, la videosorveglianza permanente delle aree in cui si svolge attività didattica condiziona psicologicamente sia gli insegnanti che gli stessi allievi.

Lo stesso dicasi per gli spazi ricreativi, le palestre e gli spogliatoi, dove la sorveglianza può interferire con il diritto al rispetto della vita privata.

A tali osservazioni si aggiunge una riflessione sullo sviluppo della personalità e sulla concezione distorta di libertà che potrebbero acquisire i minori, arrivando a considerare normale essere sorvegliati da una telecamera e soprattutto rinunciare a un diritto per far spazio quelle che sono considerate legittime esigenze di tutela.

Effetti dannosi sullo sviluppo della personalità

Partendo da tali presupposti, il Garante per la Protezione dei Dati Personali, con provvedimento n. 230 dell’8 maggio 2013, ha integrato il proprio precedente provvedimento generale dell’8 aprile 2010, con riferimento al caso specifico di un asilo, nel quale era stato installato un sistema di ripresa che consentiva la trasmissione, tramite Internet, ai genitori in possesso delle credenziali di accesso, i fotogrammi dei bambini quando essi erano affidati alle maestre.

Il Garante ha ovviamente dichiarato illecito il trattamento, ritenendolo lesivo sia dell’interesse dei fanciulli che dei diritti delle lavoratrici.

Dopo aver richiamato i principi generali del D.Lgs. 196/2003 e della Direttiva 95/46/CE, focalizzandoli sugli argomenti già affrontati nel proprio provvedimento generale sulla videosorveglianza dell’8 aprile 2010, l’Autorità ha chiarito che l’unica ipotesi di videosorveglianza attualmente ammessa è quella finalizzata alla tutela del patrimonio scolastico, purché le riprese siano effettuate durante le ore in cui non si svolge attività didattica, con esclusione anche di eventuali attività extrascolastiche ed evidenziando che gli unici casi in cui è stato ammesso il posizionamento di telecamere occulte nelle aule riguardavano ipotesi di reato già pervenute all’attenzione della Magistratura, per le quali si rendevano necessari ulteriori accertamenti, disposti con provvedimento dell’Autorità Giudiziaria.

Ha inoltre evidenziato che la ragione di tale restrizione all’uso di telecamere durante l’attività didattica deriva non tanto dalla violazione della dignità dei lavoratori (poiché, comunque, i dati acquisiti non potrebbero essere utilizzati per la valutazione della prestazione lavorativa) ma, soprattutto, dal pregiudizio che potrebbe arrecare alla libera determinazione e alla crescita psicologica dei fanciulli.

Il controllo costante mediante telecamere nelle aule potrebbe, infatti, facilmente provocare nei bambini e nei ragazzi un danno allo sviluppo della personalità, anche grave.

L’abitudine ad accettare la videosorveglianza continua per molti anni, nel delicato periodo della formazione caratteriale e psichica, potrebbe determinare la degradazione del concetto di riservatezza fino ad accettare come “normale” il controllo a distanza, con ogni prevedibile implicazione di tipo psicologico e sociale.

Non vanno infine trascurate anche le probabili modificazioni comportamentali a cui – più o meno coscientemente – bambini e ragazzi andrebbero incontro sapendo di essere sotto il costante controllo delle telecamere.

Le anzidette considerazioni potrebbero generare un comprensibile risentimento in quanti ritengono che l’interesse del fanciullo sia superiore al diritto alla riservatezza dei docenti e del personale.

Occorre tuttavia tener presente che la regolamentazione di un fenomeno dal punto di vista giuridico non tiene conto della perversione del sistema, se non dal punto di vista sanzionatorio, ma di quello che dovrebbe rappresentare la normalità.

A cura di Gianluca Pomante, Avvocato - www.sicurezzamagazine.it

Federprivacy: il Privacy Day Forum 2015 sarà a Roma in ottobre

04/05/2015

ROMA – E' partito da Arezzo, per passare a Pisa e approdare quindi a Roma. Stiamo parlando del Privacy Day Forum l'evento di Federprivacy, giunto alla sua 5° edizione, che ha visto finora la partecipazione di 2.500 esperti della protezione dei dati e dei più autorevoli rappresentanti delle authority per la privacy italiane ed europee. Oltre che cambiare sede, l'evento cambia anche il periodo di svolgimento, passando dal mese di maggio a quello di ottobre. La data sarà quella del 21 ottobre. In attesa di conoscere l'agenda dei lavori, ecco le motivazioni del cambiamento di sede e data spiegate dal presidente di Federprivacy, Nicola Bernardi: “Anche se da anni la nostra mission è quella di sensibilizzare imprese e pubbliche amministrazioni ad una privacy virtuosa e proattiva e non semplicemente un insieme di adempimenti burocratici, gli scenari della data protection ruotano effettivamente intorno all'approvazione del nuovo Regolamento europeo, attesa nei prossimi mesi, e fare un convegno nazionale in primavera improntato su queste tematiche rischierebbe di risultare una giornata poco produttiva. Del regolamento europeo se ne è già parlato abbastanza negli ultimi 3 anni. Adesso le imprese e gli addetti ai lavori hanno bisogno di avere un quadro definito sugli sviluppi normativi per potersi orientare e sapere la direzione da prendere nei prossimi mesi. Potremo fare questo opportunamente a ottobre, quando in sede UE saranno maturati i negoziati in corso, e di conseguenza saranno state assunte le decisioni concrete che regoleranno la sfera normativa della privacy dei prossimi anni. Abbiamo anche deciso di spostare la sede della quinta edizione del Privacy Day Forum per facilitare la partecipazione dei nostri associati che provengono da ogni parte dl'Italia (…) ma anche per agevolare la presenza di vari speaker d'eccezione che verranno anche da altre nazioni, e quella dei rappresentanti delle istituzioni che svolgono le loro funzioni proprio a Roma.” E' già possibile prenotarsi gratuitamente per partecipare all'evento. www.federprivacy.it

 

A cura della Redazione di www.secsolution.it

Focus on sull'andamento dei furti

22/04/2015

Sicurezza: dal Censis ecco cosa risulta! aumento record dei furti in abitazione, sono più che raddoppiati negli ultimi dieci anni (+127%) Svaligiata una casa ogni due minuti. Asti, Pavia e Torino le province più colpite. Fenomeno in forte crescita a Milano (+229% tra il 2004 e il 2013), Firenze (+177%), Roma (+120%) e Bologna (+104%)
Roma, 21 febbraio 2015 - Sono 689 al giorno, cioè 29 ogni ora: uno ogni due minuti. È questo il bilancio allarmante del numero di furti in abitazione commessi nell'ultimo anno. Questa tipologia di reato ha registrato un aumento record. Negli ultimi dieci anni i furti in casa sono più che raddoppiati, passando dai 110.887 denunciati nel 2004 ai 251.422 del 2013, con una crescita del 126,7%. Solo nell'ultimo anno l'incremento è stato del 5,9%. È un aumento molto più accentuato rispetto all'andamento del numero totale dei reati (+19,6% nel periodo 2004-2013) e dei furti nel complesso (+6%), e in controtendenza rispetto all'andamento dei furti di autoveicoli (-32,2%) e degli omicidi (-29,7%).
La zona d'Italia più colpita è il Nord-Ovest, dove nell'ultimo anno i furti in abitazione sono stati 92.100, aumentati del 151% nel decennio. Oltre il 20% dei furti denunciati è avvenuto in tre province: Milano (19.214 reati), Torino (16.207) e Roma (15.779).
Considerando il numero di reati rispetto alla popolazione residente, in cima alla graduatoria delle province italiane più bersagliate si trovano Asti (9,2 furti in abitazione ogni mille abitanti), Pavia (7,1 ogni mille), Torino (7,1 ogni mille) e Ravenna (7,0 ogni mille). E le province in cui i furti in casa sono aumentati di più nell'ultimo decennio sono Forlì-Cesena (al primo posto, +312,9%), Mantova (+251,3%), Udine (+250,0%), Terni (+243,7%) e Bergamo (+234,3%). Tra le grandi città, gli aumenti maggiori si registrano a Milano (+229,2% nel periodo 2004-2013), Firenze (+177,3%), Torino (+172,6%), Padova (+143,3%), Palermo (+128,4%), Venezia (+120,9%), Roma (+120,6%), Bologna (+104,5%) e Verona (+103,4%).
Cresce anche l'attenzione delle forze dell'ordine nei confronti di questo reato. Nel 2013 sono state denunciate a piede libero per furti in abitazione 15.263 persone (+139,6% rispetto al 2004), di cui 1.366 minori (il 9% del totale). E sono state arrestate 6.628 persone, di cui 486 minori (il 7,3% del totale). I detenuti per furto in abitazione e furto con strappo sono 3.530 nel 2014, con una crescita del 131,9% rispetto al 2007.
I ladri scelgono sempre di più le abitazioni private perché oggi negozi, banche, uffici postali e strade commerciali sono maggiormente dotati di sistemi di sicurezza, come le telecamere, in grado di scoraggiare chi vuole commettere il reato o di individuarne il responsabile. E anche perché si è certi di trovare nelle case un bottino da portare via, soprattutto in una stagione di crisi e di forte incertezza riguardo al futuro, in cui gli italiani hanno ridotto i consumi e hanno preferito tenere i propri risparmi «sotto il materasso».
I dati testimoniano una presenza consistente di stranieri sulla scena del crimine. Nell'ultimo anno tra i denunciati a piede libero gli stranieri sono il 54,2% (8.627 persone), tra gli arrestati il 62% (4.112: +31,4% solo nell'ultimo anno), tra i detenuti il 42,3% (1.493).
Si svaligia sempre e comunque: di notte e di giorno, da soli o organizzati in bande, spesso sfidando gli ignari inquilini mentre si trovano in casa. Parallelamente all'aumento dei furti, infatti, a disturbare i sonni tranquilli degli italiani è la crescita di un altro reato ancora più allarmante: le rapine in abitazione, con violenza o minaccia ai proprietari. Nel 2013 sono state 3.619, con una crescita vertiginosa nel decennio (+195,4%) e un incremento del 3,7% solo nell'ultimo anno.
A differenza dei furti in abitazione, le rapine sono commesse principalmente al Sud (1.380 nel 2013, pari al 38,1% del totale). Nella graduatoria provinciale in base all'incidenza di questo reato rispetto alla popolazione residente, al primo posto si trova Trapani (14,4 rapine in abitazione ogni 100.000 abitanti), seguito da Asti (14,1 ogni 100.000) e Palermo (13,8 ogni 100.000).
E l'aumento dei reati che turbano la quiete domestica porta a un aumento delle preoccupazioni della gente comune. Le famiglie che percepiscono il rischio di criminalità nella zona in cui vivono sono passate dal 27,1% del totale nel 2010 al 30% nel 2014.
In effetti, siamo al 6° posto in Europa per numero di furti e rapine in abitazione: 4 ogni mille abitanti rispetto alla media europea di 2,9 (i dati di comparazione internazionale sono riferiti all'anno 2012). Più insicuri dell'Italia sono solo Grecia (7,9 reati ogni mille abitanti), Danimarca (7,8), Belgio (7,2), Paesi Bassi (6,7) e Irlanda (6,1). Ultimi in classifica (cioè i Paesi più sicuri) sono Romania (0,8) e Slovacchia (0,3).
Questi sono i risultati dell'11° numero del «Diario della transizione» del Censis, che ha l'obiettivo di cogliere e descrivere i principali temi in agenda in una difficile fase di passaggio attraverso una serie di note di approfondimento diffuse nel 2014 e nel 2015.
•    http://www.censis.it/7?shadow_comunicato_stampa=121004     

Fonte: Censis

AccesSecurity Marsiglia 2015 : bilancio positivo

20/04/2015

Quasi 3.000 professionisti hanno visitato la prima edizione della fiera AccesSecurity, per incontrare i 120 espositori e marchi presenti alla manifestazione, che ricoprono i vari aspetti del controllo accessi: sicurezza elettronica, vigilanza, sicurezza meccanica e fisica, ingegneria della sicurezza, sicurezza degli Stati e Cyber Security.
S News è Media Partner della Manifestazione.

Di alto profilo la tipologia dei visitatori, per metà rappresentata da responsabili: amministratori delegati, direttori generali, responsabili della sicurezza / protezione, dirigenti.

La fiera ha attirato l'interesse delle amministrazioni e degli enti locali e regionali (15% dei visitatori). I funzionari di governo e le personalità erano presenti, su invito degli organizzatori, tra cui: Thierry Delville, Delegato Ministeriale per le industrie di sicurezza del Ministero degli Interni; Generale Philippe Léonard, Governatore Militare di Marsiglia; il Generale David Galtier, Comandante di Gendarmeria PACA; Laurent Nuñez, Prefetto di Polizia di Bouches du Rhône; Caroline Pozmentier, Vice Sindaco di Marsiglia, Delegato per la sicurezza pubblica e la prevenzione della criminalità.

Con il 10% di visitatori stranieri, la Fiera dimostra la sua apertura al bacino del Mediterraneo. E’ stata infatti ricevuta in Fiera una delegazione di consiglieri di sicurezza delle più grandi aziende marocchine (Samir, OCP, Marocco Marsa ...), guidati da Monsieur Abderrafia Boutouala, Consigliere Speciale del Primo Ministro del Marocco.

Molti i temi affrontati nella sezione congressuale, diretta da Olivier Mazerolle e Patrick Haas. Tra questi: prospettive della professione nella sicurezza; Cyber Security e sorveglianza droni; sicurezza dei siti sensibili e professioni a rischio sicurezza.

Questa prima edizione si conclude con un bilancio positivo: "Il successo di questa prima edizione dimostra la legittimità di Marsiglia di accogliere questo nuovo incontro professionale, con una vocazione internazionale. La seconda edizione di AccesSecurity si svolgerà nel 2017 " afferma Catherine Casadei, Deputy CEO di SAFIM.

 

A cura della redazione di snewsonline.com

Videosorveglianza: multinazionale farmaceutica può conservare le immagini fino a 60 giorni

20/04/2015

ROMA - Una multinazionale farmaceutica ha chiesto e ottenuto di poter conservare fino a 60 giorni le immagini riprese dal sistema di videosorveglianza, presso uno dei suoi stabilimenti di produzione. Lo ha comunicato il Garante per la protezione dei dati personali. La concessione è finalizzata a una maggiore sicurezza, per verificare anomalie durante la delicata fase di riempimento in ambiente asettico dei flaconi. L'attività, cosiddetta di Mediafill, è utilizzata nella produzione di cefalosporine iniettabili. Questa videosorveglianza “lunga” richiesta dalla multinazionale permetterà di rivedere le operazioni, in caso in cui l'esito non sia conforme alle prove di Mediafill, come può avvenire si si è verificata una contaminazione biologica del processo produttivo. Le immagini saranno riprese da telecamere manuali o da telecamere fisse, con raggio d'azione limitato alle inquadrature delle mani degli operatori. Le videoregistrazioni non potranno essere utilizzate per contestazione di illeciti disciplinari né come strumento di controllo dei lavoratori, che riceveranno un'idonea informativa. www.garanteprivacy.it

 

A cura della redazione di www.secsolution.it

Formazione interna 2: Le nuove tecnologie

20/04/2015

Nell'ambito di un programma di formazione continua dedicato al personale commerciale e tecnico, SAET Milano ha organizzato nella giornata del 23 gennaio 2015 un corso di formazionesul tema delle nuove tecnologie.

Questi i temi affrontati: ICT Security, RFID, NFC, serrature intelligenti e stampanti 3D.

Formazione interna 1: Le nuove tecnologie

20/04/2015

Nell'ambito di un programma di formazione continua dedicato al personale commerciale e tecnico, SAET Milano ha organizzato nella giornata del 16 gennaio 2015 un corso di formazionesul tema delle nuove tecnologie.

Questi i temi affrontati: sicurezza integrata, video analisi, privacy e realtà aumentata.

Seminario SAET Milano: BUILDING AUTOMATION - Opportunità, funzionalità e responsabilità del Progettista 24 marzo 2015 h. 14.00

23/03/2015

Il Seminario affronterà il tema della progettazione di sistemi di automazione degli edifici, focalizzandosi soprattutto sugli aspetti della sicurezza, del valore assunto da un immobile automatizzato
e della responsabilità del progettista derivante dalle implicazioni fra videosorveglianza e privacy.


Relatore: Sig. Davide Crosetto – Tervis srl Gruppo SAET

 

martedì 24 marzo 2015
h. 14:00 – 18:00
c/o Sala Conferenze del Collegio Geometri e Geometri Laureati di Monza e Brianza
Via G. Ferrari, 39 – Monza

 

Evento organizzato in collaborazione con il Collegio Geometri e Geometri Laureati di Monza e Brianza e G.M.B. SRL Società di Servizi del Collegio


La partecipazione è libera e gratuita.
Occorre cortesemente registrarsi:
anna.somma@saetmilano.it
tel. 02 2440294.

 

Scarica la locandina e programma.

Il Garante della Privacy : “Necessario un Security Officer per ogni azienda”

22/03/2015

Davanti ad una platea di otre 400 persone, Antonello Soro, Garante della Privacy, nel corso del suo intervento al Security Summit ha evidenziato l’importanza della protezione dei dati e delle reti come “il punto più alto della sicurezza del nostro Paese”.

“La protezione dei dati e delle reti è un fattore abilitante del Sistema generale del Paese”, ha affermato Soro, “ma anche delle singole aziende, nonché dei privati cittadini”.
“Quello che oggi comunemente viene definito ‘semplice furto di identità’ è in realtà un reato molto grave, potenzialmente in grado di mettere a rischio gli interessi, la salute, finanche la vita delle persone. Difendere i dati significa difendere la vita delle persone”.

Soro ha poi auspicato l’introduzione al più presto della figura del Privacy Officer nelle imprese che, al pari degli altri professionisti che oggi tutelano la vita dell’azienda – per esempio, il consulente fiscale – svolga un’attività a garanzia della sicurezza dei dati e delle informazioni. “Crediamo sia logico spostare sulle singole imprese e pubbliche amministrazioni un supplemento di responsabilità in tema di protezione dei dati personali. Entrare in questa mentalità significa iniziare a tutelare meglio i propri interessi di azienda e quelli dei cittadini”, ha affermato  Soro.

Il Presidente del CLUSIT Gabriele Faggioli, l’Associazione per la Sicurezza Informatica, ha aperto poi il dibattito con il Presidente Soro a partire dalle domande raccolte dalla platea in diretta via Twitter.

“Un dibattito così ricco che ha coinvolto figure professionali diverse sia della domanda che della offerta di prodotti e servizi inerenti la sicurezza segna un momento importante nella storia del CLUSIT”, ha affermato Gabriele Faggioli. “Un avvicinamento alle istituzioni della comunità dei professionisti della sicurezza - anche di primarie aziende e pubbliche amministrazioni italiane - che sicuramente porterà frutti in futuro e che auspichiamo possa portare a una maggiore attenzione al tema della sicurezza non solo nelle organizzazioni dimensionate ma anche nel mondo delle PMI e dei professionisti”.

 

A cura della Redazione di www.snewsonline.com

Istituto Italiano Privacy : è urgente introdurre il responsabile protezione dati per enti e aziende

22/03/2015

MILANO – Il presidente dell'Istituto Italiano Privacy, Luca Bolognini, ritiene che sia “insensato” attendere il regolamento UE per introdurre la figura del responsabile protezione dati per enti e aziende. “E' necessaria una legge per introdurre questa figura professionale” - ha affermato nel corso del convegno sulla figura del Responsabile della Protezione dei Dati, o Privacy Officer, nel prossimo Regolamento Ue. “La privacy dei cittadini - ha detto - è sempre più a rischio (…), L'impasse politica a Bruxelles ne impedisce l'approvazione in tempi ragionevoli e comunque passeranno almeno due anni dalla sua entrata in vigore perché possa essere applicato. Va previsto anche in Italia, da subito, il responsabile della protezione dei dati per enti pubblici e imprese che fanno trattamenti rischiosi”. Gli esperti dell'Istituto hanno già prodotto una bozza di emendamento al Codice Privacy che, ricorda Bolognini, si spera possa essere trasformata in legge. In alternativa, viene chiesto all'Autorità Garante di prendere in considerazione la possibilità che tale figura sia prevista in un Provvedimento generale, come in passato è accaduto per gli amministratori di sistema. Oppure si può ipotizzare un approccio di soft-regulation. “Si tratterebbe di un passo fondamentale – ha concluso Bolognini - per indurre imprese ed enti pubblici, che come sappiamo faticano a darsi una linea nella protezione dei dati di cittadini e clienti/utenti, a rispettare i nostri diritti e la nostra privacy sempre più”. www.istitutoitalianoprivacy.it

 

A cura della Redazione di www.secsolution.it

Crescono nel 2014 le sanzioni applicate dal Garante privacy

22/03/2015

ROMA – Ammontano a 5 milioni di euro le sanzioni applicate dal Garante privacy e riscosse dall'erario nell'anno 2014. Rispetto al 2013, circa il 20% in più.

Le violazioni della privacy sono state la ragione prevalente delle sanzioni, applicate a pubbliche amministrazioni e società private. Altre ragioni: non sono state adottate le misure di sicurezza richieste, è stata omessa o era carente l'informativa, è stato fatto un uso illecito di dati personali. Le Unità speciali della Guardia di finanza-Nucleo speciale privacy, hanno effettuato ispezioni  in aree molto diverse, da laboratori di analisi a società farmaceutiche, app mediche, a società che gestiscono i sistemi di mobile payment, fino a importanti gruppi di intermediazione immobiliare, operatori telefonici e call center. Le segnalazioni inviate dal Garante all'autorità giudiziaria hanno riguardato in particolare la mancata adozione delle misure minime di sicurezza e le violazioni legate al controllo a distanza dei lavoratori.

É stato varato anche il piano ispettivo per il primo semestre del 2015 

www.garanteprivacy.it

 

A cura della Redazione di www.secsolution.it

La nuova normativa antincendio e le strutture ospedaliere

22/03/2015

ROMA – Sono state emanate nel corso del 2014 numerose disposizioni in materia antincendio. Non solo esse cambieranno il metodo di approccio alla progettazione, costruzione e gestione dei plessi destinati all’attività ospedaliera, ma hanno contribuito a modificare i profili di responsabilità di chi è chiamato a gestire queste strutture. Ha affrontato e approfondito questi temi un convegno a partecipazione gratuita che si è tenuto a Roma lo scorso 29 gennaio al  Boscolo Exedra Hotel Roma, Piazza della Repubblica, 47 fornendo le nozioni tecnico/normative in riferimento alle caratteristiche strutturali antincendio proprie di queste complesse realtà. L'evento era rivolto a progettisti, a Direttori generali degli ospedali pubblici, alla proprietà e ai loro rappresentanti degli ospedali privati, a Responsabili degli Uffici tecnici e del Servizio di Prevenzione e Protezione. Una corretta progettazione antincendio, non di rado considerata secondaria, si rivela invece fondamentale poiché, oltre a garantire la sicurezza di operatori e ospiti della struttura sanitaria, condiziona le scelte delle altre progettazioni (strutturale, impiantistica), incide sul costo finale dell’opera e porta a un notevole risparmio, nella gestione e in termini assicurativi. Sottolinea il concetto Davide Rizzardi, Responsabile scientifico del convegno: ”Va affermato che la progettazione antincendio deve essere preminente su tutte le altre progettazioni che devono trovare il metodo di rendere esecutivi i disposti normativi che esse racchiudono”. A testimonianza dell'importanza dell'evento è stata la presenza dei più noti esperti di settore, sia in ambito normativo sia tecnico, in veste di relatori.

 

A cura della Redazione di www.secsolution.it

Data Privacy Day 2015, 28 gennaio

La Giornata della Protezione dei dati personali

12/02/2015

Nella maggior parte dei Paesi europei inclusa l’Italia, negli Stati Uniti e in Canada il 28 Gennaio è la Giornata della Protezione dei Dati Personali.Il suo scopo è quello di sensibilizzare e promuovere la privacy e le procedure per la protezione dei dati, incoraggiando il rispetto delle leggi e regolamenti internazionali sulla privacy.

Non è piacevole quando la propria privacy viene invasa sul Web: ci si sente impotenti e non si sa cosa fare al riguardo.

A cura della Redazione di SNews

Attualità - Libertà e Sicurezza: quale equilibrio?

Intervento di Monica Zaghet, International and Strategic Affairs Analyst

12/02/2015

Trovo improprio che giornalisti improvvisatisi esperti di jihad ed esponenti politici si cimentino in un valzer di sproloqui ed inesattezze, su un argomento così sensibile e delicato quale il terrorismo.
Va fatta essenzialmente un po’ di chiarezza, poiché la tematica deve essere affrontata in maniera "scientifica" e non con quel pressapochismo, che spinge i più al vilipendio ed alla demonizzazione dei musulmani.

A cura della Redazione di SNews

Videosorvegliare i dipendenti?

12/02/2015

Il Jobs act, varato lo scorso dicembre, prevede una “revisione della disciplina dei controlli a distanza” nei luoghi di lavoro. Nel frattempo, è possibile criptare le immagini riprese per mezzo di una chiave crittografica in possesso di un Ente certificatore esterno.
L’innovazione tecnologica, ma anche le crescenti minacce alla sicurezza, stanno introducendo delle modifiche allo Statuto dei lavoratori.

La conferma è arrivata dal Jobs Act, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale lo scorso dicembre, il cui articolo 7 – lettera f – prevede una “revisione della disciplina dei controlli a distanza sugli impianti e sugli strumenti di lavoro, tenendo conto dell’evoluzione tecnologica e contemperando le esigenze produttive e organizzative dell’impresa con la tutela della dignità e della riservatezza del lavoratore”.

Anche se dovranno essere i decreti attuativi a identificare come si concretizzerà una simile “revisione”, questa prima nuova indicazione fornita dalla Legge rappresenta un’interessante apertura nei confronti della tecnologie video. Apertura che potrebbe offrire opportunità per gli installatori del settore.

Alla luce di tali nuove future opportunità, Assistal e la consociata Assotel hanno promosso un corso dal titolo “L’impatto sociale della videosorveglianza nei luoghi di lavoro”, tenutosi a Milano lo scorso gennaio.

Un incontro che, nello spirito delle due Associazioni, mira ad aiutare i soci a identificare nuovi ambiti di business, proponendosi sul mercato nelle vesti di autentici esperti.

Questo perché la creazione di impianti di videosorveglianza a norma può rappresentare un’interessante opportunità di vendita solo per quegli installatori che conoscono – e rispettano – la Legge in materia.

 

La normativa attualmente in vigore

Relativamente alle immagini, è importante chiarire che la normativa in vigore definisce “interessato” chiunque venga ripreso dalle telecamere.

Un interessato – indipendentemente dal suo ruolo in azienda o dal fatto di essere semplicemente di passaggio in un’area – vanta, quindi, una serie di diritti fondamentali, come sapere chi sono coloro che gestiranno i suoi dati, ma anche come vengono conservate e tutelate le immagini. Tutte informazioni che, su esplicita richiesta, il titolare dell’impianto video tenuto a fornire in tempi rapidi.

Più delicata, invece, è la domanda di accesso ai propri dati o la cancellazione di determinate immagini, in cui un soggetto è stato ripreso.

É questo, infatti, un diritto garantito a fronte di specifica e motivata domanda, anche se le norme in vigore consentono al titolare di chiedere, in questi particolari casi, un contributo alla spese necessarie per adempiere a una simile pretesa.

Una pretesa che, comunque, può essere respinta nel caso in cui la cancellazione delle immagini relative a un soggetto riduca la sicurezza di altre persone.

In ogni caso, se le telecamere non riprendono senza fondata ragione il suolo pubblico, un cartello informativo completo e correttamente posizionato consente di prevenire buona parte delle contestazioni.

Più critico, invece, quando le riprese avvengono sul posto di lavoro. Una situazione ulteriormente complicata in attività non “stanziali”, che inducono un dipendente a muoversi sia all’interno che all’esterno della proprietà del proprio titolare.

Una prima suddivisione grossolana, infatti, potrebbe essere quella che distingue le telecamere perimetrali da quelle all’interno di un ufficio o di un’area produttiva.

Per le prime, potrebbe apparire scontato dover rispettare esclusivamente le prescrizioni generali del Garante della Privacy, in quanto i lavoratori attraversano l’area perimetrale solo al momento dell’entrata e dell’uscita, ma non durante l’attività professionale.

In realtà, non sono rare le circostanze in cui alcune mansioni si svolgano proprio a ridosso del perimetro aziendale.

Tipico, infatti, è il caso dei mulettisti che, spesso, operano sul confine tra l’area di proprietà e quella pubblica, ma lo stesso potrebbe accadere per gli autisti e per quanti svolgono altre attività all’aperto o devono uscire più volte dall’azienda.

 

L’assenso dell’Ispettorato del lavoro

Escludendo i casi di evidenti soprusi, esistono una serie di situazioni in cui la registrazione dell’attività di un dipendente potrebbe contribuire, obiettivamente, ad aumentare la sicurezza, sia a livello personale che di tutela del patrimonio.

Da qui, sinora, una sorta di delega che ammetteva l’impiego di telecamere puntate sui lavoratori solo a seguito di un preciso accordo sindacale e alla successiva approvazione da parte della Direzione provinciale del lavoro.

Un’approvazione non sempre scontata, soprattutto quando le riprese vengono effettuate in modo continuativo.

Ciò ha portato ad accettare richieste motivate per telecamere posizionate in aree di passaggio o di sosta temporanea.

Al contrario, sono state spesso negate le autorizzazione quando la richiesta era finalizzata a riprendere aree di carico/scarico, postazioni interne agli uffici, sportelli bancari e via dicendo.

Limiti che, in alcuni casi, il titolare ha cercato di aggirare, ottenendo l’assenso scritto di tutti i dipendenti a effettuare le riprese.

Un documento che, in alcuni casi, è stato però contestato dall’autorità di vigilanza, anche per il sospetto che tale autorizzazione fosse stata ottenuta a fronte di più o meno velate minacce di licenziamento.

In altri casi è stato trovato un compromesso tra le esigenze di sicurezza e quelle di tutela delle persone.

In ogni caso, anche a fronte di specifiche e motivate richieste, l’assenso dell’Ispettorato del lavoro è sempre necessario, oltre che non scontato, e subordinato a una verifica ispettiva.

Fanno eccezione le categorie esposte a rischio elevato, come banche, distributori, edicole o tabaccherie, che possono attivare il sistema di videosorveglianza contestualmente alla richiesta di approvazione all’Ispettorato del lavoro.

In ogni caso, quest’ultimo ha sessanta giorni di tempo per esprimere un parere. Trascorso questo lasso di tempo, vale il principio del silenzio assenso, fermo restando che il posizionamento e il numero delle telecamere non può essere variato senza una nuova autorizzazione.

 

Una soluzione? Criptare le immagini

Problematiche burocratiche e legittimo diritto dei lavoratori a non essere costantemente monitorati, rendono molto delicata l’installazione di telecamere nei luoghi di lavoro.

Un limite che, però, può essere superato impiegando una nuova soluzione – brevettata dall’azienda Antares – che permette di criptare immediatamente le immagini riprese e di renderle visibili solo a fronte di un evento criminoso.

Il meccanismo utilizzato, interamente hardware e quindi non violabile, è apparentemente semplice, ma in realtà è frutto di numerosi anni di ricerca dell’azienda italiana.

La tecnologia VRS (Video Registrazioni di Sicurezza) genera automaticamente una chiave di criptazione, che viene depositata presso un Ente certificatore terzo.

Una simile modalità impedisce a chiunque di accedere alle immagini che, pur essendo registrate su qualunque supporto di storage, non possono essere visualizzate.

Solo a fronte di un delitto, ma anche di un incidente grave, il Magistrato o le Forze dell’Ordine possono richiedere il token di decriptazione, disponendo così di immagini in chiaro da utilizzate in sede investigativa o come prova processuale.

Il particolare meccanismo – già approvato da alcuni Ispettorati provinciali del lavoro e dalle organizzazioni sindacali – può essere oggi utilizzato per riprendere i lavoratori, che godono quindi di un maggior livello di sicurezza, pur nel rispetto dei propri diritti fondamentali.

Lo stesso sistema, inoltre, viene attualmente valutato dal Garante della Privacy per possibili applicazioni all’interno di scuole e asili, ambienti in cui si sono verificati episodi di maltrattamenti. In questo caso, infatti, oltre ai lavoratori corretti, è necessario tutelare le immagini dei minori.

 

Massimiliano Cassinelli

Ingegnere

Progettista reti TLC


A cura della Redazione di www.sicurezzamagazine.it

Bande scatenate, i ladri funamboli non risparmiano neppure i piani alti

01/02/2015

Georgiani e cileni su tutti. Studiano gli obiettivi per giorni, scelgono l’appartamento giusto, si calano dai tetti, sfidano i sistemi d’allarme più avanzati

di Cesare Giuzzi

L’assalto è quotidiano. Bande organizzate, georgiani e cileni su tutti, che studiano gli obiettivi per giorni, scelgono l’appartamento giusto, si calano dai tetti con corde da arrampicata, sfidano i sistemi d’allarme più avanzati. E ladri improvvisati, banditi con cacciaviti e mazzette da muratore che approfittano di un portone lasciato aperto e pescano «a strascico». In ogni caso il risultato è il medesimo: appartamento a soqquadro, mobili e armadi svuotati, la casa trasformata in un campo di battaglia. Secondo i dati della Questura, l’anno scorso i furti in casa sono stati 18.515, al ritmo di 50 al giorno. Un fenomeno in crescita: + 2,2% rispetto al 2013. Ma per quanto i numeri possano già apparire «giganteschi», nella realtà solo un colpo ogni tre si traduce in una denuncia. Spesso «il pezzo di carta» serve solo per ottenere un rimborso dall’assicurazione, e non tutti sono protetti contro il furto. Secondo le stime del procuratore capo Edmondo Bruti Liberati i colpi in appartamento sono cresciuti addirittura del 74%. Il dato della Procura comprende però anche le segnalazioni per gli scippi, così come prevede il sistema informatico.

I vari casi vengono trattati dai magistrati del «Pool patrimonio» che fanno capi al Settimo dipartimento coordinato dal procuratore aggiunto Alberto Nobili. Vengono archiviati per «blocchi di comunicazioni di notizia di reato». I fascicoli trattati nel periodo 1 luglio 2012-30 giugno 2013, sono stati 3.718 a carico di indagati noti e 9.390 a carico di ignoti. Altra stima, stavolta della Corte d’appello, parla di un aumento dei furti in casa del 12%, ma il territorio di riferimento è ben più vasto della sola provincia di Milano. In ogni caso il trend, così come per gli scippi (+16%), è in costante aumento.

Quello dei furti in casa, del resto, è uno dei fenomeni criminali più odiosi e con il più basso indice di «risoluzione». La speranza (se così si può dire) per chi subisce la visita dei ladri è una sola: rimettere le mani sul maltolto. Succede raramente, solo quando si è vittime di bande organizzate. Dopo gli arresti, sul sito della polizia vengono pubblicate le fotografie della refurtiva. Attenzione: oro e gioielli vengono spesso fusi dopo pochi giorni e venduti al «mercato nero» di Mosca.

A cura della Redazione di www.corriere.it

Pubblicate nuove norme CEI in tema di impianti elettrici e atmosfere esplosive

27/01/2015

MILANO - Nell’ambito degli impianti e apparecchiature elettriche situate in luoghi con presenza di atmosfere esplosive, il Comitato Tecnico 31 del CEI, competente su quanto riguarda i materiali antideflagranti, ha pubblicato tre nuove norme: CEI EN 60079-14 (CEI 31-33) “Atmosfere esplosive - Parte 14: Progettazione, scelta e installazione degli impianti elettrici”; CEI EN 60079-17 (CEI 31-34) “Atmosfere esplosive - Parte 17: Verifica e manutenzione degli impianti elettrici”; CEI EN 60079-31 (CEI 31-89) “Atmosfere esplosive - Parte 31: Apparecchi con modo di protezione mediante custodie "t" destinati a essere utilizzati in presenza di polveri combustibili”. Per approfondire questi argomenti, il CEI ha in programma due corsi:. Il primo si terrà a Milano presso il CEI dal 4 al 6 marzo: Corso CEI 31Gas “Luoghi con pericolo d'esplosione in presenza di Gas; Norme CEI e Direttive ATEX”. Il secondo, il Corso CEI 31Polveri “Luoghi con pericolo d'esplosione in presenza di polveri; Norme CEI e direttive ATEX”, si svolgerà, sempre a Milano presso il CEI, il 13 e 14 maggio prossimo. Per informazioni: www.ceiweb.it

A cura della Redazione di SecSolution.it

Sistemi di rivelazione allarmi incendio: un corso sulla norma aggiornata UNI 9795

27/01/2015

MILANO – E' appena stata aggiornata la norma UNI 9795, che prescrive i criteri per la progettazione, l’installazione e l’esercizio dei sistemi fissi automatici di rivelazione e di segnalazione allarme d’incendio. Gli aggiornamenti si sono resi necessari per mantenere attuale il suo contenuto. La revisione più recente ha effettuato modifiche, cambiamenti e implementazioni in grado di rispondere meglio alle esigenze di sicurezza e hanno inserito nuovi parametri progettuali. Il prossimo 29 gennaio si terrà presso la Sede Uni di Milano un corso che intende fornire gli strumenti e le informazioni necessarie all’utilizzo della norma. L'incontro si rivolge a progettisti, installatori e manutentori e a operatori della sicurezza, la cui responsabilità riguardi anche gli impianti di rivelazione incendio. www.uni.com
a

A cura della Redazione di SecSolution.it

Leciti i controlli sui dipendenti se si sospettano illeciti da parte del lavoratore

18/01/2015

ROMA– É del 4 dicembre 2014 una sentenza della Corte di Cassazione, la n. 25674, di grande interesse perché si inserisce in un solco tracciato da un orientamento ormai chiaro, che ritiene leciti i controlli da parte del datore di lavoro, effettuati in questo caso tramite agenzia investigativa, se finalizzati a verificare gli illeciti del lavoratore, illeciti che non riguardino il solo inadempimento della prestazione, ma che arrivino a incidere sul patrimonio aziendale. La sentenza in questione riguarda la figura di una cassiera, sorpresa a sottrarre somme non contabilizzate da investigatori incaricati dal datore di lavoro, che nutriva sospetti sulla dipendente. Il licenziamento intimato per giusta causa alla cassiera è dunque corretto. É stato inoltre ritenuto un provvedimento non sproporzionato la sanzione espulsiva, a causa della reiterazione del fatto, ripetutosi due volte in 48 ore, e per via della responsabilità riconosciuta al ruolo dell’addetta alla cassa, con la quale era quindi venuto a mancare il legame di fiducia. www.consulentidellavoro.it

A cura della Redazione di SecSolution.it

Taccheggio nel retail, un fenomeno in crescita

18/01/2015

MILANO – E' considerata un'autentica “tassa occulta” nei confronti dei consumatori, un fenomeno che si fatica ad arginare e dinanzi al quale i retailer si trovano spesso impotenti, soprattutto in periodi come quello appena trascorso degli acquisiti di Natale, e come quello imminente, ovvero il periodo dei saldi. Stiamo parlando del fenomeno del taccheggio, che colpisce indifferentemente la DMO (Distribuzione Moderna Organizzata), la GDO (Grande Distribuzione Organizzata), il piccolo commercio. Caratteristiche e incidenza si distinguono nettamente in base alla categoria merceologica ma il risultato è che i furti nei negozi pesano in misura determinante sugli incassi già ridotti a causa della crisi. Gli oggetti nel mirino sono i più disparati, dai capi d’abbigliamento all’oggettistica per la casa fino alla bigiotteria o ai gioielli. Gli strumenti a disposizione dei commercianti per garantire agli esercizi una maggiore sicurezza non mancano e includono  placche antitaccheggio, sistemi di telecamere di videosorveglianza, allarmi alle porte, strumenti validi che devono essere potenziati e coniugati a una solida preparazione del personale, fondamentale per cercare di sventare possibili pericoli.

A cura della Redazione di SecSolution.it

SICUREZZA 2015, nuova data: dal 3 al 5 Novembre

18/01/2015

Milano. SICUREZZA, la Biennale Internazionale dedicata a Security & Fire Prevention, annuncia che la prossima edizione sarà dal  3 al 5 novembre 2015, “considerate le numerose richieste avanzate da espositori e autorevoli rappresentanti del settore”, come affermano direttamente da Fiera Milano.

"Dopo gli importanti risultati, del 2014 (29.000 mq, 512 espositori, 20.301 visitatori), SICUREZZA si sposta negli anni dispari, mantenendo ferma la collocazione a novembre, particolarmente favorevole al settore - come sottolineano da Fiera Milano.
SICUREZZA 2015 sarà caratterizzata non solo da un nuovo calendario, ma anche un da un concept rinnovato che avrà come filo conduttore l’integrazione: alla security, che rimane il suo core business, si affiancano settori sinergici, aprendo una finestra sul mondo dell’”Internet of Things” in cui le “cose” diventano smart e dialogano tra loro e tutto – dalle infrastrutture, al mondo industriale, fino ai singoli - si collega in una unica rete. Un ambito in cui la security si mostra sempre più elemento chiave di progresso.

Partendo dalle eccellenze della security, l’edizione 2015 di SICUREZZA vedrà dunque un ampliamento dell’area dedicata alla domotica e agli edifici intelligenti e maggiore attenzione alla cyber security.
Spazio verrà dato inoltre alla sicurezza stradale che comprenderà sia soluzioni di urban lighting che veicoli speciali e sistemi GPS, mentre non mancheranno prodotti e servizi antincendio sia per quanto riguarda la rilevazione che lo spegnimento.

Vista la sempre maggiore convergenza tra i settori, anche la safety troverà una sua collocazione, consentendo lo sviluppo di interessanti sinergie con FISP (International Fair of Safety and Protection), la manifestazione di Fiera Milano che si svolge in Brasile, leader in questo settore in Sud America”.

 

A cura della Redazione di S News

Federprivacy: tra le nuove certificazioni anche quella di “Privacy Officer della videosorveglianza”

18/01/2015

ROMA - Le ultime statistiche dell’Osservatorio di Federprivacy evidenziano come la figura professionale del privacy officer si stia affermando anche in Italia. Il presidente di Federprivacy, Nicola Bernard, ha illustrato il piano programmatico delle attività per il 2015 dell’associazione e ha anticipato che, per innalzare ulteriormente il grado di preparazione degli addetti ai lavori, è stato convenuto con TÜV Examination Institute di implementare lo schema originario del privacy officer, prevedendo alcune certificazioni di secondo livello rivolte ad ambiti specifici. “Il primo settore specialistico che è già stato inserito nello schema -spiega Bernardi - è il privacy officer della videosorveglianza, ma ce ne sono altri già in cantiere. Anche per il 2015 saranno previste sei edizioni del Master valido per la certificazione di privacy officer riconosciuto da TÜV e accreditato dal Consiglio nazionale forense”. A quanti non riescono ad assentarsi dall’ufficio per diversi giorni, è dedicato un corso sintetico di 16 ore, propedeutico all’accesso diretto agli esami di certificazione di privacy officer con TÜV. Un accenno alla questione del riconoscimento delle figure professionali del settore privacy. Bernardi ha spiegato che, oltre ad aver presentato da tempo ad Uni la richiesta di iniziare i lavori per la pubblicazione di una norma ad hoc, recentemente è stata costituita una cordata di cinque associazioni (Istituto italiano per la privacy, l’Associazione nazionale per la difesa della privacy, Movimento per la difesa del cittadino, Assotel), che insieme a Federprivacy hanno richiesto ufficialmente ad Accredia l’accreditamento dello schema di certificazione del privacy officer, in modo da renderlo pubblicamente fruibile anche da altri organismi per la validazione delle competenze attraverso lo strumento della certificazione accreditata. www.federprivacy.it

 

A cura della Redazione di SecSolution.it

Privacy e protezione dei dati in ambiente digitale, una sfida da affrontare con urgenza

18/01/2015

FIRENZE- La privacy online rappresenta una delle sfide più urgenti da affrontare a livello nazionale e internazionale. Il ritardo nell'introduzione delle nuove regole sulla data protection agevola infatti la proliferazione delle violazioni. A Bruxelles sono state poste le basi per l'approvazione della nuova normativa entro il 2015 per favorire il mercato unico digitale, che dovrebbe essere traino per lo sviluppo economico del vecchio continente. Allo stato attuale solo il 15% delle app online fornisce un'informativa chiara all'utente e una ricerca condotta da Federprivacy ha dimostrato che il 67% dei siti italiani tratta i dati degli interessati in violazione al Codice della Privacy. Se si pensa al fatto che gli attacchi informatici sono aumentati del 96% negli ultimi cinque anni, che vi è un'assenza di regole adeguate e di efficaci deterrenti come le sanzioni, sono giustificate la sfiducia da parte degli utenti e le ripercussioni negative sul mercato unico digitale. Nel corso dell'ultimo Consiglio è stato raggiunto un accordo di massima tra gli Stati membri, e lo scorso 16 dicembre la Commissione ha fissato l'obiettivo di portare a termine i negoziati interistituzionali sulla riforma della normativa europea sulla protezione dei dati durante il 2015. Questa necessità ha avuto come conseguenza anche la crescita esponenziale delle certificazioni dei cosiddetti “privacy professionals” basate sulla Norma internazionale ISO 17024: nel nostro paese hanno infatti segnato un +86% rispetto all'anno precedente, a partire dai privacy officer, certificati in Italia dal TÜV Examination Institute, più che raddoppiati in soli due anni. L'urgenza di “conseguire una privacy e una protezione dei dati più efficaci nell'ambiente digitale” è stata espressa anche dal nuovo Garante europeo per la protezione dei dati, Giovanni Buttarelli.  www.federprivacy.it

 

A cura della Redazione di SecSolution.it

Retail, come controllare i dipendenti rispettando la privacy?

18/01/2015

Il Barometro dei Furti 2014, realizzato da Checkpoint Systems, ha rivelato che nel 2013 il 22% dei furti a danno dei retailer, per un controvalore di circa 500 milioni di euro, è stato commesso dai dipendenti.

Un fenomeno che ha assunto proporzioni ancora più allarmanti per i retailer, paradossalmente nel momento in cui, come evidenzia il Barometro: "in Italia le differenze inventariali sono in diminuzione rispetto all’anno scorso, attestandosi all’1,09% delle vendite, per un valore pari a 3,1 miliardi di euro di perdite annue per gli esercenti e una maggiore spesa di circa 94 euro a persona". Secondo gli analisti, questa diminuzione delle differenze inventariali potrebbe essere effetto dei cospicui investimenti effettuati nell'ultimo anno in sistemi di sicurezza sempre più evoluti.

Sistemi e tecnologie che potrebbero venire utilizzate anche per contrastare i furti commessi dai dipendenti, ma la normativa vigente sulla tutela dei dati personali è molto rigida e i controlli a distanza dei lavoratori sono tuttora proibiti dallo Statuto dei Lavoratori (L. 300/1970).

Le innovazioni introdotte prima dalla legge Fornero e adesso dal Jobs Act  possono rendere più applicabili le sanzioni ai dipendenti infedeli? A questo importante tema verrà dedicata una tavola rotonda in occasione del seminario a inviti Security for Retail Forum 2015, con la partecipazione di esperti di privacy, legali del lavoro, responsabili HR della distribuzione.

Security for Retail Forum 2015, il primo evento in Italia dedicato esclusivamente alle soluzioni di sicurezza per tutto il mondo della distribuzione, si parlerà anche di:

- evoluzione della figura del security manager nel retail
- videosorveglianza e business intelligence
- sistemi di cash-management per i negozi di prossimità
- scenario attuale della criminalità predatoria

 

A cura della Redazione di Securindex.com

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